COPPA PLUS 2026

Il confine sottile tra il sogno sfiorato e la realtà

LA RIVINCITA DELLA FINALE 2025
Lunedì 4 maggio 2026 – Sporting Mirasole
OSA Calcio 1924 – ASD Santo Spirito 3-2

La prima giornata di ritorno del girone di Coppa Plus rimette una di fronte all’altra SantoS e OSGB Giussano, come se il calendario avesse voluto chiudere un cerchio. All’andata, in Brianza, finì 3-1 per i giallorossi: una prova solida, brillante, a tratti dominante, macchiata solo da quella vecchia abitudine di creare tanto e concretizzare meno del dovuto. Era il match inaugurale della competizione, il primo capitolo di una storia che oggi torna a bussare.

Alla SantoS Arena i cancelli si aprono per accogliere due squadre che, risultati alla mano, non stanno attraversando il loro momento più scintillante. Gli ospiti arrivano con tre sconfitte consecutive sulle spalle e una missione semplice quanto urgente: conquistare il primo punto in Coppa Plus. I giallorossi, invece, dopo la scoppola contro OSA Calcio 1924 e il pareggio dell’ultima giornata, hanno un imperativo chiaro come il sole di mezzogiorno: tornare a vincere per restare agganciati al sogno del primo posto.

La SantoS si presenta con due defezioni dell’ultimo minuto, ormai una tradizione non richiesta ma puntuale come un orologio svizzero. Eppure il riscaldamento scorre sereno, forse troppo: volti distesi, gambe leggere, atmosfera rilassata. Dall’altra parte, invece, il Giussano sembra uscito da un trailer motivazionale: concentrati, compatti, occhi affilati. E la partita, come spesso accade, finirà per raccontare proprio questa differenza di approccio.

L’ILLUSIONE DELL’AVVIO

L’avvio del match è equilibrato, quasi di studio, con entrambe le squadre che provano a imbastire trame per affacciarsi dalle parti dell’area avversaria. La SantoS paga qualche disattenzione di troppo sulle corsie laterali, ma tiene botta e, quando può, prova a rispondere colpo su colpo.

Dal 5’, però, l’inerzia comincia a piegarsi verso i padroni di casa. Lo si capisce da due fiammate ravvicinate: prima l’attaccante biancoverde si libera con una spallata elegante dalla marcatura e, da posizione defilata, calcia trovando la pronta risposta di Samuele; poi ci riprova con un rasoterra velenoso, angolatissimo, che scheggia il palo esterno e fa gelare per un istante il settore giallorosso presenti al campo sportivo Sporting Mirasole.

Per vedere una chance degna di nota della SantoS bisogna attendere il 7’: Martino Ottolini si libera nella zona centrale, avanza con decisione e lascia partire una conclusione che termina alta sopra la traversa. È un lampo, ma non basta a invertire l’inerzia. E infatti l’OSA Calcio 1924 non resta a guardare: nel giro di tre minuti il suo attaccante colleziona due tentativi, entrambi finiti alti, ma sufficienti a far capire che la pressione sta salendo.

“GOL SBAGLIATO, GOL SUBITO”

Al 12’ si materializza quello che, nel gergo del calcio, è il più classico degli sliding doors. Andrea Puccio prova a liberarsi dalla marcatura, non ci riesce e allora sceglie la soluzione più lucida: servire Samuele Tassan. Il numero 22 giallorosso controlla, accelera, entra in piena area e si ritrova faccia a faccia con il portiere biancoverde. Per un istante il tempo sembra congelarsi, un secondo che pesa come un’eternità. Ma l’attimo non si trasforma in gloria: Tassan si fa ipnotizzare dall’estremo difensore, il tiro gli sbatte addosso e il pallone finisce incredibilmente tra le sue mani. Poteva essere, e invece non è.

E come ricordano i saggi del pallone, quelli che certe verità le hanno scolpite nella memoria: gol sbagliato, gol subito. Mai massima fu più azzeccata. Perché al 16’ i padroni di casa trovano lo spazio per una conclusione violenta da fuori area che colpisce in pieno Andrea Flomi. La palla resta lì, viva, pericolosa. Bastano pochi istanti e la punta dell’OSA Calcio 1924, completamente libera, la raccoglie e la spedisce bassa nell’angolino. È l’1-0. È la partita che si sblocca. È il match che comincia a prendere una direzione precisa.

DISCESA NEL BARATRO

I giallorossi, però, non ci stanno. La reazione arriva immediata, quasi d’istinto. Al 19’ è ancora Ottolini a prendersi la scena: prima prova la conclusione, centrale e facile preda del portiere; poi inventa un gesto tecnico che strappa applausi. Un tocco leggerissimo, un pallone che scavalca il difensore con un piccolo campanile, quasi un sombrero, e diventa un assist perfetto per Edoardo Cataldo.

Il numero 16 giallorosso si ritrova davanti all’estremo difensore biancoverde e calcia con decisione. Il portiere smanaccia come può, la palla si impenna, resta sospesa in aria per un istante che sembra eterno. L’illusione del gol aleggia sullo stadio, ma la sfera scende docile e si adagia tra i guantoni del numero 1. Un’altra occasione enorme, sprecata. E non sarà l’ultima. Col senno di poi, da mangiarsi le mani.

La SantoS, però, continua a provarci. In chiusura di primo tempo è ancora Tassan a far tremare la difesa avversaria: recupera un pallone preziosissimo a centrocampo, punta la porta e decide di calciare dalla trequarti. L’esecuzione lo tradisce: un colpo di punta che alza troppo la traiettoria e manda il pallone a sorvolare la traversa. Ancora una volta, gol sbagliato…

E come in un copione già scritto, nemmeno un minuto dopo la palla si ritrova nell’area della SantoS. La difesa gestisce male la situazione, forse manca comunicazione tra i giocatori e il portiere, forse è solo un attimo di confusione. Fatto sta che l’attaccante dell’OSA Calcio 1924 non si fa pregare: colpisce e insacca il 2-0, quasi incredulo per tanta generosità difensiva. È il colpo che chiude il primo tempo e indirizza la partita.

IL MATCH SI RIAPRE

La SantoS arriva all’intervallo con due gol da recuperare e un peso emotivo evidente. Non c’è rientro negli spogliatoi: i giocatori restano in panchina, sparsi, alla rinfusa, senza un ordine preciso. Qualcuno seduto, qualcuno in piedi, altri che camminano avanti e indietro. È un’immagine che racconta più di mille parole: la squadra è lì, presente fisicamente, ma con la testa ancora scossa dal 2-0 appena incassato.
I mister provano a richiamare l’attenzione, a dare indicazioni, a sistemare concetti. Parlano, insistono, correggono. Ma le parole sembrano non attecchire, come se rimbalzassero su un gruppo che fatica a ritrovare concentrazione e lucidità.

Eppure, la sosta — vissuta così, in modo disordinato, quasi istintivo — sembra comunque fare effetto. Perché la ripresa si apre con un’energia diversa, più convinta, più feroce. Al 5’ arriva il segnale che riaccende tutto. I padroni di casa sbagliano una scelta difensiva sanguinosa e la SantoS è rapidissima ad approfittarne.

Rimessa laterale di Andrea Capoferro, una delle sue: lunga, tesa, carica di insidie. Il pallone spiove in area di rigore, dove Ettore Travaini — tornato in campo dopo alcune partite d’assenza — legge la traiettoria con l’istinto del bomber vero. Stacco secco, colpo di testa preciso, pallone che accarezza la rete e si infila alle spalle del portiere. L’urlo dei tifosi giallorossi esplode, netto, liberatorio. Per Travaini è il 57° gol in maglia giallorossa: un numero che pesa, che racconta storia e appartenenza.

La SantoS accorcia. La partita si riapre. E soprattutto: c’è ancora un quarto d’ora per cambiare la storia della stagione di Coppa Plus.

LA MANO DEL CAPITANO

All’8’ della ripresa i biancoverdi tornano a farsi minacciosi. Su calcio d’angolo il pallone attraversa tutta l’area, sorvola una selva di maglie e arriva sul secondo palo, dove un giocatore dell’OSA è incredibilmente libero. Il colpo di testa sembra diretto in porta, ma la sfera taglia l’area piccola senza trovare deviazioni e si spegne sul fondo. Un brivido lungo la schiena, uno di quelli che lascia lo stadio sospeso per un secondo. Il pericolo non è ancora passato: poco dopo i padroni di casa ci riprovano con l’ennesima conclusione dalla distanza. Stavolta il tiro termina alto, ma il messaggio è chiaro: l’OSA è viva, presente, pericolosa. 

E così, tra occasioni perse, brividi e il gol che ha riaperto tutto, si arriva all’11’ del secondo tempo. La scena è identica a quella del 2-1: Andrea Capoferro, sempre lui, sempre sulla linea laterale all’altezza dell’area avversaria, si prepara alla rimessa. Il capitano muove le braccia sopra la testa, carica il gesto e scaglia il pallone in area con la solita forza.

Questa volta a prendersi la scena è Viktor Maffi. Anche lui sceglie il colpo di testa, anche lui con una precisione chirurgica. L’estremo difensore biancoverde è spiazzato, immobile, costretto a guardare il pallone che si insacca. È il gol del pareggio. È il 2-2. È la scintilla che ribalta l’inerzia.

Per Maffi è il 94° gol in maglia SantoS, il 17° in Coppa Plus. Numeri da leader silenzioso, da uomo che c’è sempre quando serve. Per Capoferro, invece, è l’assist numero 20 con la SantoS: un traguardo che racconta continuità, qualità, presenza. E chissà quanti altri ne arriveranno il prossimo anno.

La partita torna in equilibrio. Mancano ancora nove minuti più recupero.
Il tifo giallorosso, assiepato sulle sedie dietro la porta avversaria, ci crede eccome. Una piccola “curva”, rumorosa, fedele, che da sempre spinge, sostiene, trascina. E che — diciamolo — ci piace un sacco.

IL SOGNO SI INFRANGE

Il gol del 2-2 sembra scuotere i padroni di casa più della SantoS. L’OSA fiuta il pericolo, percepisce l’odore del possibile ribaltone in una partita che, alla fine del primo tempo, sembrava già archiviata. E infatti la reazione arriva immediata: poco dopo il pareggio, i biancoverdi si guadagnano una punizione da posizione insidiosa. Francesco Padovani, entrato al posto di Samuele, segue la traiettoria con lo sguardo e tira un sospiro di sollievo quando il pallone sorvola la traversa.

Ma non è finita. L’OSA insiste, spinge, ci crede. L’esterno biancoverde si invola sulla fascia, si libera di una marcatura blanda e prova la conclusione: il tiro si infrange contro un difensore giallorosso e finisce in angolo. Sul corner successivo arriva un’altra disattenzione della SantoS: palla bassa, servita all’uomo che sale indisturbato dalla linea di centrocampo. Il tiro è di prima, potente, ma ancora una volta termina alto. La poca precisione dei padroni di casa sembra salvare gli ospiti.
Almeno fino al minuto 16.

È lì che la partita si spezza. L’esterno biancoverde punta il suo marcatore e dà il via a una piccola danza: prima a destra, poi a sinistra, poi ancora un cambio di direzione fino al vertice alto dell’area. Il difensore giallorosso prova a contenerlo, ma finisce per stenderlo. Calcio di punizione. E la posizione è di quelle che fanno tremare.

Tra il posizionamento del pallone e il fischio scorrono solo pochi secondi, ma l’aria si fa pesante, il tempo rallenta, lo stadio trattiene il respiro. È come se tutto entrasse in una bolla sospesa, un istante che sembra infinito, un momento in cui il destino decide da che parte piegare la partita. Ritorna lo sliding doors del primo tempo: le due occasioni davanti al portiere, quel vantaggio accarezzato e poi scivolato via, la porta delle opportunità che sembrava spalancarsi… e invece si richiude di colpo, come una saracinesca calata dal destino.

E stavolta si chiude davvero, sprangata.
L’attaccante dell’OSA Calcio 1924 calcia con precisione chirurgica: traiettoria perfetta, angolo imprendibile, e Padovani può solo allungare lo sguardo, perché su un tiro così non c’è molto da fare. Il pallone si infila in rete. È il 3-2. È la stoccata che spegne le speranze, che soffoca i sogni, che mette la parola fine alla rincorsa verso i Quarti di Finale della Coppa Plus.

Certo, anche con una vittoria sarebbe servito un mezzo miracolo.
Ma almeno il sogno sarebbe potuto durare ancora un po’.

VERSO IL FISCHIO FINALE

Il nuovo vantaggio dei padroni di casa spegne le certezze della SantoS. Negli ultimi minuti si legge tutto nei volti dei ragazzi: quella speranza che si affievolisce, quella luce che si abbassa, quel misto di fatica e delusione che non vorresti mai vedere su ragazzi così giovani. Ma, a volte, il calcio è anche questo. E la difesa della Coppa Plus si chiude qui.

Gli ultimi scampoli di partita portano qualche conclusione, tentativi generosi che però seguono il copione dell’intero match: palloni alti, imprecisi, mai davvero pericolosi. Si va avanti così fino al triplice fischio dell’arbitro, che sancisce la fine della gara e, con essa, della corsa giallorossa nella competizione.

Ed è proprio lì, nel momento in cui l’agonismo si spegne, che si accende qualcos’altro: la sportività. Quella vera. Quella che non si improvvisa.
Ragazzi che si stringono la mano, allenatori che si scambiano complimenti sinceri, il direttore di gara che riceve rispetto e non proteste. In campo si dà tutto, ma una volta finita la partita resta solo ciò che conta davvero: correttezza, educazione, riconoscimento reciproco.

Non è banale. Anzi, è raro. E ancora più bello se pensiamo che queste due squadre, un anno fa, si erano giocate la finale. Tra SantoS e OSA c’è un feeling speciale, un rispetto costruito nel tempo, nelle sfide, nei gesti.

Finisce la Coppa Plus per la SantoS? Sì, è vero. Peccato. Ma non finisce la sportività. Quella resta. E vale più di qualsiasi quarto di finale.

CHE NE SARA’ DI NOI?

E ora?
Adesso resta una sola partita per chiudere il calendario del girone di Coppa Plus. Un match casalingo che profuma di saluto ai tifosi, ma che non va assolutamente preso sotto gamba. Gli allenatori lo sanno, i ragazzi lo sanno, e lo sanno anche i tifosi: chiudere in bellezza è un dovere morale per la detentrice del trofeo.

Testa alta, fino in fondo.
Perché questo gruppo, nonostante tutto, ha dimostrato carattere, qualità, identità. E mentre si pensa all’ultima gara, un pensiero inevitabile vola già al prossimo anno. Perché questa squadra — così com’è, con questa rosa, con questi ragazzi — può regalarsi soddisfazioni enormi. Ma serve restare insieme, continuare a crescere, scegliere di essere ancora SantoS.

La scelta, come sempre, spetta ai ragazzi.
Noi possiamo solo dire una cosa, semplice e sincera, come si dice tra chi ci crede davvero:

Forza SantoS. Sempre.

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