PRIMAVERILE 2026
SANTOS TUTTA CUORE MA VINCONO GLI EPISODI
LA CONTA DEI DISPONIBILI
Domenica 3 maggio 2026 – M.C. Real Crescenzago
SantoS – Virtus Bovisio 1-2
Delusione. Non serve girarci intorno: è questa la parola che fotografa lo stato d’animo al triplice fischio. Una delusione che non nasce dal risultato in sé, ma da una partita che — con una conduzione diversa — avrebbe potuto essere vibrante, intensa, divertente fino all’ultimo pallone giocato. Ma niente spoiler: meglio procedere con ordine, passo dopo passo, lasciando che anche il lettore arrivi al punto caldo vivendo il match come uno dei ragazzi in maglia giallorossa o come uno dei mister a bordo campo.
Il pre‑partita della SantoS è già un romanzo a sé. La lista degli assenti è lunga, quasi imbarazzante per quantità e varietà. Si parte dall’infortunato di lusso, il “sommelier” Del Greco, costretto ai box. Si passa poi al “Ghirlandaio” Gittardi, avvistato — secondo fonti non confermate ma altamente pittoresche — in Norvegia, intento a imparare la seiðr da un Nøkken armato di Hardanger fiddle, forse nella speranza di affinare tecniche utili anche in campo… femminile.
Non si vedono nemmeno il “Rosso” Guerra, probabilmente impegnato in qualche manifestazione di piazza, e il “Professor” Catapano, noto come “Mister” per questo fine settimana (per chiarimenti, rivolgersi direttamente al centrale di difesa, che pare essere depositario della verità).
Morale: su 24 elementi totali, la SantoS arriva alla terza giornata del Primaverile con soli 15 giocatori disponibili. Un dato che pesa, eccome se pesa, soprattutto in un campionato fisico come la Categoria Open.
LA FORMAZIONE
Con una lista assenze degna di un reparto ospedaliero, la SantoS è costretta a reinventarsi. Formazione e modulo presentano qualche novità, alcune obbligate, altre frutto di intuizione tecnica. Tra i pali non ci sono dubbi: “Captain SantoS” Piubelli è la certezza assoluta. Anche volendo, non ci sarebbe alternativa: la panchina, oggi, non offre un secondo portiere.
L’assenza del “Professor” Catapano costringe i mister a ridisegnare la retroguardia: si passa alla difesa a tre. Al centro si piazza “Talk Show” Riva, chiamato a guidare il reparto con personalità. A destra ecco Giacomo “Radio di Jay”, instancabile e sempre pronto a spingere con la sua solita generosità, mentre sul lato opposto ruggisce “Ringhio” Conti, ruvido il giusto, uno che sull’uomo ci va senza chiedere permesso.
In mezzo al campo si va in folta compagnia: cinque uomini per dare densità, corsa e copertura. Sulle fasce agiscono “Trilli” Casiraghi a sinistra e “Piede di Luppolo” Moretti a destra, due ali con caratteristiche diverse ma complementari. Nel cuore del centrocampo, il tandem è di quelli che promettono scintille: il “Gladiatorino” Zuccarello, anima combattiva della squadra, e il magistrale “Profeta” Baldax, chiamato non solo a illuminare la manovra ma anche a dare una mano alla linea difensiva quando necessario.
La vera sorpresa è però lui: il “Talismano” Antonino, alla prima apparizione da titolare. Il suo habitat naturale è la trequarti, e lì viene posizionato, libero di muoversi tra le linee e di accendere la fantasia. Davanti, una coppia che sulla carta fa sognare: “Sentenza” Lazzeretti, uomo da gol pesanti, e Nico “Cigno di Lambrate” Prosperi, eleganza e tecnica al servizio della squadra. Un undici che, almeno sulla carta, promette spettacolo.
Ma il primo campanello d’allarme della giornata arriva ancora prima del fischio d’inizio. Poco prima della chiama, infatti, il direttore di gara decide di dire la sua sulla scelta del capitano della SantoS. Un’osservazione fuori luogo, buttata lì con leggerezza, quasi fosse una battuta. Che sia stato un caso o un presagio, sarà la partita a dirlo. I mister si scambiano uno sguardo stranito, di quelli che valgono più di mille parole. Poi si procede: chiama, riscaldamento, concentrazione. La terza giornata del Primaverile può cominciare.
IL COLPO DEL PROFETA
L’avvio di gara sembra voler raccontare subito che tipo di partita sarà. La SantoS parte forte, convinta, affamata, e dopo pochi secondi costruisce già la prima occasione clamorosa. Il merito è di Giacomo “Radio di Jay” Riva, che pesca dal cilindro un lancio spettacolare: una parabola perfetta, di quelle che fanno sobbalzare la panchina e lasciare a bocca aperta i compagni di reparto.
Il pallone cade morbido sui piedi di Nico “Cigno di Lambrate” Prosperi, che attende l’uscita dell’estremo difensore. Lo fissa, quasi a volerlo ipnotizzare, poi sceglie la soluzione più elegante: il tocco sotto, la carezza che dovrebbe scavalcare il portiere. Ma la carezza diventa frustata, il pallone si alza troppo e sorvola la traversa. Il pubblico resta lì, sospeso, con quel “oooh” strozzato che sa di occasione sprecata.
La Virtus Bovisio non resta a guardare. La reazione è immediata: al 5’ gli ospiti costruiscono due potenziali palle gol, entrambe pericolose ma mai davvero finalizzate. In tutte e due le situazioni, il pallone termina docile tra le mani sicure di “Captain SantoS” Piubelli, che smorza il pericolo con la stessa naturalezza con cui si beve una birra di fronte ad una bella ragazza.
Due sirene d’allarme, però, suonano forte. E la SantoS capisce che serve un aggiustamento. La soluzione arriva subito: la difesa passa a quattro grazie all’arretramento del “Profeta” Baldax, che risponde presente con cuore, grinta e senso tattico. E forse è proprio quella fiducia che gli scorre dentro, forse è il talento naturale, forse è davvero — come se gli fosse stato inciso addosso dagli dèi del pallone — un Visionario del calcio. Fatto sta che dopo nemmeno un minuto è lui a creare il primo vero brivido per la Virtus Bovisio.
Sugli sviluppi di un ccorner, il pallone scende come se fosse telecomandato dagli dei del calcio e termina esattamente dove deve finire: sulla testa del “Profeta” Baldax. Lo stacco è fulmineo, quasi invisibile all’occhio umano. La spizzata c’è, è pulita, è precisa… ma non abbastanza per portare avanti la SantoS. Il gol non arriva, ma il messaggio sì: la SantoS c’è, eccome se c’è.
SCONTRO FRA PUGILI
All’11’ è ancora un calcio d’angolo a far sobbalzare la tribuna. La palla spiove nell’area e finisce sui piedi di “Trilli” Casiraghi, che si ritrova spalle alla porta, impossibilitato a girarsi. Con lucidità serve l’accorrente “Radio di Jay” Riva, arrivato a mille all’ora per dare supporto. Il destro dal limite è potente e preciso, e costringe il portiere avversario a un intervento alla Gigi Buffon, di quelli che strappano applausi anche agli avversari.
Poco dopo, però, è la Virtus Bovisio a sfiorare il colpo grosso. L’azione nasce da un fallo su “Talk Show” Riva: l’attaccante ospite si ritrova in area e calcia verso il palo basso. La palla sembra pericolosa, ma Piube legge la traiettoria e la accompagna sul fondo. È la prima vera incursione che dovrebbe far scattare l’allarme, perché due minuti dopo la Virtus torna a bussare.
Azione sulla destra, cross basso al centro, il pallone arriva al limite e “Radio di Jay” si lancia in scivolata, anticipando per un soffio la punta ospite, che finisce a terra. La panchina della Virtus esplode nelle proteste, ma l’arbitro lascia correre. In tribuna, però, un brivido corre lungo la schiena dei tifosi giallorossi.
Il finale di primo tempo si trasforma in un incontro di pugilato: due squadre che si scambiano colpi, cercando il gancio del KO senza riuscire a mandarlo a segno. Tutto inizia al 25’, quando l’asse Casiraghi–Lazzeretti illumina la scena con una triangolazione perfetta che libera “Trilli” al tiro di prima. Conclusione di sinistro, il piede debole, e il risultato lo conferma.
Due minuti più tardi è ancora “Radio di Jay” Riva a inventare: filtrante per Nico Prosperi, che esplode un destro violento. Il portiere respinge ma non trattiene, e sulla ribattuta si avventa lo stesso Giacomo, che calcia di sinistro verso il primo palo. Difensore e portiere, però, chiudono lo spiraglio.
La SantoS continua a martellare. Ancora Nico Prosperi, liberato da un colpo di tacco delizioso di “Sentenza” Lazzeretti, arriva al tiro. L’estremo difensore si supera ancora, respingendo in angolo con un pugno poderoso.
I giallorossi hanno sferrato i loro ganci. Ora tocca alla Virtus Bovisio. E i brividi non mancano.
Nonostante la difesa grintosa di “Talk Show” Riva, l’attaccante ospite riesce a liberarsi, si gira e calcia verso la porta. Il tiro è insidioso, ma trova un “Captain SantoS” Piubelli in versione saracinesca: si distende sul lato e devia in angolo un pallone che sembrava destinato a far male.
“SENTENZA” NON PERDONA
Con i tifosi già pronti a dirigersi verso il bar per la classica birra di fine primo tempo, la SantoS non molla un centimetro. La concentrazione resta alta, la squadra continua a spingere fino all’ultimo respiro della frazione. E nel minuto di recupero, al 31’ del cronometro, arriva la magia.
Il “Cigno di Lambrate” Prosperi, per un attimo, ruba il ruolo di Visionario a Baldax e inventa un pallone d’oro sulla corsa di “Sentenza” Lazzeretti. Non è un semplice passaggio: è un campanile ipnotico, artistico, quasi mistico, che scavalca la difesa con una parabola da museo del calcio.
Lazzeretti non si fa pregare. Perfettamente allineato sul filo del fuorigioco, in una postura che farebbe sorridere anche Pippo Inzaghi, punta la porta. Il guardiano dell’area si lancia avanti in un ultimo tentativo, ma il destino ha già scelto: la scena si restringe, resta solo l’eroe e la sua occasione.
E lì, “Sentenza” è glaciale. Il tocco sotto nasce come un incantesimo: il pallone si solleva lento, solenne, attraversa l’aria come una piccola cometa, supera l’ultimo guardiano e si posa in rete con la grazia di un presagio. E l’urlo che esplode attorno a lui sembra il canto di un popolo che assiste alla consacrazione di un eroe.
LA MANDRAKATA
La ripresa si apre con un doppio giallo che sa di presagio. Il primo è reale, sventolato in faccia a Radio di Jay Riva. Il secondo è un giallo tecnico, un enigma che si infila nella partita e la piega in direzioni difficili da giustificare.
Minuto 2. Palla in area, l’attaccante della Virtus Bovisio prova ad anticipare Giacomo, sfiora la caviglia e si lascia cadere. Una caduta “istruita”, certo, ma senza sceneggiate: nessuna protesta, nessun braccio alzato. Un comportamento che, paradossalmente, rende tutto ancora più assurdo.
Il centrale giallorosso spazza, il gioco sembra ripartire… e invece arriva un fischio che non spiega nulla. Nessun gesto verso il dischetto. Nessuna indicazione. Solo un cartellino che sale in aria come un segnale confuso.
La panchina della Virtus si irrigidisce: l’ammonizione appare una forzatura, una scelta che stona con l’azione. Lo percepiscono tutti. Poi la svolta, improvvisa e spiazzante: non è solo un giallo… è rigore.
Un rigore nato dal nulla, senza logica apparente, senza coerenza con il gesto precedente. Una decisione che lascia interdetti persino gli ospiti. Le proteste rimbalzano nel vuoto, le spiegazioni non arrivano. Dal dischetto, però, la Virtus non sbaglia: Captain SantoS spiazzato, 2-2.
E non è che l’inizio.
Al minuto 5, Piedi di Luppolo Moretti paga la sua ironia. Dopo un fischio dubbio, mormora un «Fischia il rigore». Il direttore di gara non gradisce: cartellino immediato, quasi liberatorio. La SantoS capisce che l’aria è cambiata, e non in meglio.
LA SVOLTA DECISIVA
Poi arriva l’episodio che non cambia solo la partita: la segna a fuoco. Un pallone lungo, apparentemente innocuo, si alza nel cielo e ricade su una scena che grida fuorigioco da ogni angolo del campo. Due giocatori della Virtus oltre la linea, non di un passo: di una prateria. Una di quelle situazioni in cui il fischio dovrebbe arrivare da solo, per inerzia, per decenza.
Le panchine restano immobili, quasi rassegnate all’ovvio. I giocatori rallentano, aspettano il suono che rimetta ordine. Il pubblico trattiene il fiato.
L’arbitro no. Lui guarda. E lascia correre.
Nessun segnale dal guardalinee, nessun richiamo, nessun gesto. Solo un silenzio che pesa più di qualsiasi decisione.
L’attaccante della Virtus ringrazia, accelera e infila il pallone in rete con la naturalezza di chi sa di aver ricevuto un regalo. Il 2-3 arriva così, in un clima che sa più di concessione che di merito.
La SantoS resta lì, pietrificata, come chi assiste a un ribaltamento che non nasce dal campo ma da un’altra mano. Una mano che ha inciso la partita con scelte che – si scoprirà poi – non hanno nulla a che vedere con la semplice imprecisione.
Qualcosa ha guidato il direttore di gara. E qualunque cosa fosse, di certo non era il buon senso.
TORNA L’INCUBO DEL 2002
Tre minuti bastano per cambiare il volto della partita: da equilibrata e viva a nervosa, storta, visibilmente indirizzata. Non amiamo soffermarci sulla direzione arbitrale, ma stavolta l’eccezione è inevitabile.
Al 36’ arriva il triplice cambio che prova a rianimare la SantoS: dentro Bebote Samele, Vento del Nord Cernuschi e Muki Andris. L’effetto è immediato. Samele serve Cernuschi, tiro debole ma significativo; poi il Cigno di Lambrate Prosperi sfonda a sinistra e costringe la Virtus all’angolo. Ci prova anche Andris, deviato. E dall’ennesimo corner nasce la girata di Cernuschi che si stampa sulla traversa con un boato che gela tutti. I nuovi entrati portano fiato, idee, coraggio. La squadra sembra rialzarsi.
Al 19’ entra anche Soldatino Bordiga, che tornerà presto protagonista. La gara sembra calmarsi, quasi adagiarsi, finché non arriva l’episodio che chiarisce definitivamente l’aria della serata. Lancio per il Talismano Antonino, che brucia la difesa e vola verso la porta. Ma il fischio lo ferma: fuorigioco. Il giallorosso calcia comunque, segna, e sfoga tutta la frustrazione di un gruppo che sente qualcosa scivolare fuori controllo.
La rabbia esplode, perché ormai il quadro è nitido. Per chi ha qualche anno di calcio sulle spalle è un déjà‑vu amaro: un salto indietro al 2002, all’Italia–Corea e a quel nome che ancora oggi fa venire un brivido, Byron Moreno. Nessun paragone irrispettoso verso la Virtus Bovisio, ci mancherebbe, ma la sensazione che aleggia è la stessa: una partita che scivola via non per merito, ma per mano di chi dovrebbe garantirne l’equilibrio.
E non siamo certo abituati a puntare il dito sulla direzione di gara; non fa parte del nostro stile. Ma oggi… oggi il silenzio sarebbe fuori luogo.
L’ULTIMO SUSSULTO
Al 49’ arriva la mazzata che di solito spezza le gambe anche ai più ostinati. Tre minuti dopo il suo ingresso, Soldatino Bordiga illumina il limite dell’area con un colpo da giocatore vero: un tocco sottile, quel tanto che basta per far passare il pallone sotto le gambe del marcatore e aprirsi una finestra di tiro. La conclusione è splendida, una parabola che incanta il pubblico… finché non arriva quel suono, quella maledetta eco già sentita: la traversa. Ancora lei. Ancora una porta che sembra stregata.
Da lì la partita scivola nella direzione perfetta per gli ospiti: perdite di tempo, ritmi spezzati, nervi tesi. Roba che chi conosce il calcio accetta, anche se a denti stretti.
Ma il finale è un piccolo thriller emotivo. La SantoS si scuote grazie a un gesto da capitano vero. Punizione da centrocampo, e Captain SantoS Piubelli decide che è il suo momento: rincorsa rapida, botta decisa, il pallone vola e poi scende, velenoso, costringendo il portiere avversario a una smanacciata goffa sopra la traversa. Brividi. Segnale. La squadra lo capisce e si getta nell’ultimo assalto.
Prima Muki Andris, che impegna il portiere con un destro potente. Poi la Virtus, che prova a chiuderla in contropiede: Radio di Jay Riva tiene botta, copre, resiste, ma l’attaccante trova comunque il varco e si presenta davanti a Captain SantoS. Tocco sotto, pallone che sembra destinato alla rete… finché Riva non ricompare, ancora lui, a spazzare via tutto. Un intervento che vale un gol.
È l’ultimo sussulto. Subito dopo arriva il triplice fischio, e con lui la fine di una partita che ha fatto vivere alla SantoS un’altalena di emozioni, colpi di scena e ingiustizie che bruciano.
LA FINE DEL TRHILLER
Al triplice fischio, nonostante tutto, non vola una parola fuori posto.
I giocatori si cercano, sì, ma per stringersi la mano, per riconoscere la battaglia appena vissuta. Tra le panchine si scambiano opinioni, si analizzano episodi, si riconosce la correttezza di una partita combattuta fino all’ultimo secondo. In campo, almeno tra i protagonisti veri, ha vinto il rispetto.
Poi, a bocce ferme, quando gli spogliatoi inghiottono la tensione e resta solo il rumore dei pensieri, emergono le spiegazioni. O meglio: le giustificazioni. Quelle che provano a dare un senso a scelte che hanno piegato la gara in una direzione precisa, troppo precisa per sembrare casuale.
Indirizzare una partita contro una squadra non è comportamento sportivo. È un’ombra che non dovrebbe mai sfiorare il gioco, né tantomeno chi ha il compito di custodirlo. Ed è triste doverlo vivere, ancora più triste doverlo raccontare. Soprattutto quando qualcuno usa il proprio fischietto come se fosse lo strumento di una piccola vendetta personale, invece che il simbolo di equità. Per chi ama questo sport e ne difende la correttezza, certe serate lasciano un segno che brucia.
La SantoS ne esce con la stessa sensazione provata in campo: aver lottato con dignità e cuore contro un avversario inatteso, più ostico di qualsiasi squadra affrontata. Un avversario senza maglia, ma con un fischietto.