I DUE VOLTI DELLA SANTOS

QUELLA PASSIONE NEL COMPLICARSI LA VITA

a cura di Luca

SANTOS - Milano Guardians 5-2

UN MERCOLEDI DALEONI

Il recupero della prima giornata lascia in eredità tre punti pesanti e una partita difficile da racchiudere in un semplice risultato. Sul campo di Crescenzago la SantoS firma un successo per 5-2, ma dentro quei sessanta minuti c’è molto di più di quanto racconti il tabellone. C’è una squadra capace di dominare, divertire e dare l’impressione di avere la gara in pugno. C’è un improvviso passaggio a vuoto che riapre tutto quando la strada sembrava ormai in discesa. E c’è, soprattutto, la reazione di chi rifiuta di trasformare una serata brillante in un’altra rimonta da rimpiangere.

Ma andiamo con ordine e proviamo a raccontarvi questa serata di calcio partendo dal prepartita che non è stato uno dei più tranquilli. In tribuna si osserva una presenza che pesa più delle altre: quella di “Captain SantoS” Piubelli. Il numero uno giallorosso osserva i compagni da bordo campo, costretto a lasciare sguarnita una porta che, da sempre, rappresenta il suo regno. Serve una soluzione d’emergenza e la risposta arriva da chi, normalmente, frequenta tutt’altra area del campo. A infilare i guantoni è Julian Canzano, attaccante di ruolo e uomo dei gol per vocazione. Per una sera accantona il mestiere del bomber e si prende la responsabilità di presidiare i pali, accettando una sfida tanto inattesa quanto delicata. Una scelta obbligata, certo, ma anche una dimostrazione di spirito di squadra che accompagnerà la sua partita fino all’ultimo minuto.

Davanti a lui prende forma la consueta retroguardia giallorossa. Ci sono i fratelli Riva, “Radio di Jay” e “Talk Show”, una coppia che ormai non ha bisogno di particolari presentazioni: uno presidia la corsia, l’altro governa il traffico nel cuore della difesa. Accanto a loro non manca il contributo del sempre combattivo Conti, uno di quei giocatori che sembrano considerare ogni pallone una questione personale. A completare il reparto ecco il “Professore” Catapano che, dopo aver saltato la prima lezione, torna in cattedra per l’esordio stagionale. 

In mezzo al campo il “Profeta” Baldassarre e “Trilli” Casiraghi sono incaricati di dettare tempi e geometrie, mentre sulle corsie esterne trovano spazio il “Talismano” Antonino e il “Figlio del Vesuvio” Martinez, pilastro giallorosso nel senso calcistico e, vista la stazza, anche in quello architettonico. Alle spalle della punta si muoverà l’istrionico “Vento del Nord” Cernuschi.  E davanti? Non c’è discussione: quello è il territorio del “Cigno di Lambrate” Nico Prosperi, l’incubo di ogni difesa.

L’avvio di gara spazza via rapidamente qualsiasi dubbio accumulato nel prepartita. La SantoS entra in campo con l’atteggiamento giusto, aggressiva, concentrata e decisa a imporre immediatamente il proprio ritmo. I tifosi stanno ancora cercando il posto migliore sugli spalti quando il risultato cambia già direzione.

È passato poco più di un minuto quando il “Talismano” Antonino accende la prima scintilla della serata. Il suggerimento è preciso, quasi telecomandato, e premia il movimento del “Cigno di Lambrate” Nico Prosperi, che si inserisce con tempismo perfetto. Controllo, sguardo rapido verso la porta e conclusione vincente: gesti eseguiti con quella naturalezza che distingue gli attaccanti quando sentono il profumo del gol. Per la SantoS è un avvio da sogno, di quelli che permettono di mettere subito la partita sui binari desiderati.

I Milano Guardians provano a riorganizzarsi, ma la SantoS continua a occupare il campo con personalità. Il possesso gira veloce, le distanze restano corte e ogni recupero palla sembra l’inizio di una nuova occasione. Il raddoppio, così, arriva quasi come una naturale conseguenza di quanto si è visto nei primi minuti. Al 13′ un lancio lungo mette in difficoltà la retroguardia ospite e induce il portiere a un’uscita tanto temeraria quanto scellerata. Prosperi legge la situazione con un istante d’anticipo rispetto a chiunque altro, arriva per primo sul pallone, supera l’estremo difensore con eleganza e deposita in rete da posizione defilata.

Sul 2-0 la panchina giallorossa può finalmente concedersi qualche sorriso. La SantoS controlla il gioco, crea occasioni e dà l’impressione di avere saldamente tra le mani il copione della serata. Tutto sembra filare nella direzione giusta, almeno fino al 15′.

È qui che la partita decide improvvisamente di ribaltare gli equilibri. Antonino punta l’uomo, accelera e conquista metri preziosi prima di finire a terra dopo un colpo alla testa. L’arbitro interrompe immediatamente il gioco e l’impressione è quella di un normale calcio di punizione. Dal taschino del direttore di gara, però, emerge un cartellino rosso che trasforma una semplice interruzione di gioco nel primo vero colpo di scena della serata.

Il mistero dura appena qualche secondo e basta uno sguardo al volto incredulo di Antonino per intuire cosa sia accaduto. Colpito alla testa, il “Talismano” pare essersi rivolto ai piani alti con una confidenza eccessiva e un linguaggio decisamente poco in linea con il galateo angelico. Una presa di posizione che il direttore di gara decide di sanzionare con il cartellino rosso, costringendo la SantoS ad affrontare oltre tre quarti d’ora di partita in inferiorità numerica.

L’inferiorità numerica, almeno nell’immediato, non produce gli effetti sperati dai Milano Guardians. La SantoS continua a occupare il campo con autorevolezza, crea occasioni e mantiene l’impressione di avere ancora il pieno controllo della partita. Poco prima dell’intervallo arriva anche una correzione tattica, con l’ingresso di “Piedi di Luppolo” al posto del “Vento del Nord” Cernuschi, ma il vero segnale di una squadra che non ha alcuna intenzione di arretrare arriva pochi minuti dopo.

A firmarlo è “Radio di Jay” Riva. Il difensore giallorosso aveva già provato ad accordare il sinistro qualche istante prima, spedendo però il pallone su frequenze piuttosto lontane da quelle desiderate. L’insuccesso, evidentemente, non lo scoraggia. Al secondo tentativo decide di riprovarci con la stessa convinzione e con lo stesso piede, che per sua stessa ammissione frequenta con regolarità soltanto da tempi relativamente recenti. Questa volta, però, il segnale arriva forte e chiarissimo: il pallone disegna una traiettoria perfetta, supera il portiere e si infila in rete per il 3-0.

Per uno che con quel sinistro sta ancora costruendo una solida amicizia, il risultato è quantomeno incoraggiante. La SantoS rientra così negli spogliatoi con tre reti di vantaggio e la sensazione di avere la gara saldamente in pugno. Sugli spalti, inevitabilmente, qualcuno inizia già a immaginare un secondo tempo decisamente più tranquillo di quanto il calcio abbia poi deciso di concedere.

Il secondo tempo diventa rapidamente un corso accelerato su quanto il calcio possa essere crudele. I giallorossi rientrano dagli spogliatoi contratti, meno brillanti e quasi sorpresi dal vantaggio accumulato, mentre i Milano Guardians, pur continuando a faticare nella costruzione del gioco, iniziano perlomeno a crederci. Canzano, nel frattempo, risponde presente con una serie di uscite e interventi che fanno dimenticare, almeno per lunghi tratti, la sua natura di attaccante prestato alla porta.

L’equilibrio regge fino al 12′, quando Conti interviene in chiusura all’interno dell’area con un movimento scomposto e potenzialmente pericoloso, offrendo all’arbitro il pretesto per indicare il dischetto. Il rigore viene trasformato e il 3-1 restituisce improvvisamente fiducia ai Guardians, riaprendo una partita che fino a pochi minuti prima sembrava saldamente nelle mani dei giallorossi. Il peggio, però, deve ancora arrivare, perché appena tre minuti più tardi una punizione dalla distanza trova una traiettoria insidiosa e finisce in rete.

Il 3-2 riporta inevitabilmente alla memoria il fantasma di Trecella, quando i giallorossi si fecero rimontare dopo essere stati avanti 2-0, riaprendo una ferita che nessuno, probabilmente, aveva particolare voglia di rivedere sanguinare. E per chi avesse bisogno di un precedente ancora più illustre, la storia del calcio offre generosamente Istanbul, finale di Champions League del 2005, e tutti conosciamo il finale. La lezione, del resto, è vecchia quanto il pallone: nel calcio non esistono vantaggi abbastanza rassicuranti da autorizzare a sentirsi già arrivati, perché tra una partita che sembra chiusa e una rimonta che entra nella storia può esserci soltanto un secondo tempo giocato con troppa leggerezza.

Sulla panchina giallorossa cala il silenzio, mentre i ricordi della rimonta subita a Trecella tornano improvvisamente a bussare alla porta, accompagnati da quella fastidiosa sensazione di aver già visto un film di cui si conosce fin troppo bene il finale. I minuti scorrono lenti, pesanti, e quelli che separano i giallorossi dalla fine sembrano un’eternità, con il 3-2 che continua a tenere aperta una partita che avrebbe dovuto avere tutt’altra trama. Poi, quando la paura comincia a farsi strada tra le certezze, arriva l’azione che spezza definitivamente l’incantesimo.

Le parole del “Profeta” si compiono: Martinez scruta lo spazio, detta il passaggio in profondità e scatta. Un evento da tramandare ai posteri, di quelli per cui gli storici del club dovranno distinguere un prima e un dopo: il “Figlio del Vesuvio” ha scattato, e il mondo giallorosso non sarà più lo stesso. Osservandolo una domanda nasce legittima: perché non farlo più spesso? La risposta è presto detta: il problema non è partire, ma arrivare in fondo senza dover chiedere ossigeno o l’intervento del DAE. Per una volta, però, Martinez decide di investire tutto il fiato a disposizione nell’impresa e viene persino ripagato: il controllo è perfetto e l’assist per l’uomo in area è un autentico invito a nozze. E lì, puntuale come il destino, si materializza l’uomo più atteso.

Il «Cigno di Lambrate» si avventa sul pallone, accantonando per l’occasione ogni pretesa di eleganza e leggiadria, ma conservando intatta la lucidità spietata del predatore. Vlad III, il terrore delle difese avversarie; Tamerlano, il conquistatore che non conosce confini. Nico Prosperi incarna entrambi, completa la propria tripletta personale e deposita in rete il pallone del 4-2, restituendo ai giallorossi due gol di vantaggio e, soprattutto, una preziosissima boccata d’ossigeno.

La paura, dopo il 4-2 di Prosperi, lascia finalmente spazio alla tranquillità e la SantoS ritrova fiducia, riprende a giocare con personalità e torna a costruire occasioni, dando la sensazione di aver rimesso definitivamente la partita sui binari giusti. Il risultato resta sotto controllo fino ai minuti di recupero, quando Prosperi, evidentemente non ancora sazio dopo la tripletta, decide di lasciare la propria firma anche sull’ultima azione significativa della serata. Dopo aver divorato una buona opportunità personale, il bomber giallorosso si trasforma in uomo assist e serve un pallone perfetto al «Duca di Lambrate», Casiraghi, che si ritrova nella posizione ideale per mettere il punto esclamativo sulla serata.

A quel punto, la suspense è soltanto una formalità, perché “Trilli” non sbaglia mai quando si presentano occasioni del genere e il pallone finisce in rete per il definitivo 5-2, certificando una vittoria che, al di là dei tre punti, racconta molto più di quanto dica il risultato.

La SantoS esce infatti dalla serata con la consapevolezza di essere una squadra dalle molteplici sfaccettature, capace di dominare per larghi tratti, soffrire quando gli avversari hanno trovato il coraggio di rialzare la testa e reagire nel momento in cui la partita rischiava di trasformarsi in un’altra storia, decisamente meno piacevole. Canzano ha superato a pieni voti l’esame tra i pali, la difesa ha resistito nei passaggi più delicati, il centrocampo ha dettato il ritmo per buona parte dell’incontro e l’attacco ha dimostrato di possedere le armi necessarie per chiudere i conti quando più serviva.

Le due facce della medaglia sono emerse entrambe, tra la sicurezza del primo tempo e le paure della ripresa, ma è proprio nella capacità di ritrovare la strada dopo essersi complicati la vita che i giallorossi possono trovare il motivo più importante per sorridere. Perché il talento può indirizzare una partita e la qualità può decidere un risultato, ma quando testa, gambe e carattere tornano a viaggiare nella stessa direzione, fermare la SantoS diventa un’impresa per pochi.

Immagine di Luke

Luke

ASD Santo Spirito

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