PAREGGIO E POLEMICHE IN CASA SANTOS

LA BATTAGLIA DEL DINDELLI: IL DERBY FINISCE 1-1

Il Derby della Open finisce 1-1 ma chi ha visto la partita sa benissimo che la SantoS avrebbe meritato molto di più della “X” in schedina. Tre punti costruiti, sudati, quasi afferrati… e poi scivolati via come una saponetta in doccia. Ancora un pareggio, ancora quella sensazione di vittoria mancata per un soffio, per un’increspatura del destino, per un arbitro che avrebbe bisogno di un tagliando completo. Una sensazione che i ragazzi, si vede, vogliono togliersi di dosso una volta per tutte, per arrivare finalmente a gioire per quella vittoria tanto agognata quanto attesa… un pò come la Fiorentina di inizio stagione.

La settimana era iniziata alla grande, con lo spogliatoio che sprizzava entusiasmo e la sensazione che stavolta fosse davvero il momento giusto. Poi, però, è arrivata la realtà: più che un pre‑partita sembrava una maratona di notifiche, con assenze che arrivavano una dopo l’altra su WhatsApp come se qualcuno avesse deciso di svuotare la rosa a colpi di messaggi. Ogni “mister, domenica non ci sarò” era una stilettata, e mentre lo spogliatoio provava a restare carico e ottimista, la realtà bussava alla porta con la delicatezza di un difensore anni ’80. 

Le notizie negative sono arrivate una dietro l’altra, come se qualcuno si divertisse a smontare la rosa giallorossa pezzo per pezzo. Inizialmente è Baldax a dare forfait, praticamente dato per disperso tra il mal di schiena e la fisioterapista — talmente affascinante da far perdere concentrazione anche a un monaco — che però continua a sciogliere più il cuore del nostro eroe più che le sue contratture. Da quando è stato reinventato centrocampista, la schiena non gli dà tregua: somiglia a Pirlo, ma solo quando si piega per il mal di schiena: tutto il resto lo lasciamo al vostro tribunale sportivo interiore.

DIFESA BALLERINA

Poi la difesa ha iniziato a scricchiolare, a cedere come un castello di sabbia. Giacomo “Radio di Jay” Riva resta bloccato dalla caviglia e dalle sue inseparabili stampelle, talmente presenti che manca solo la domanda per la 104. E poi c’è il caso più sorprendente di tutti: “Cristallo di Boemia” Curioni. Per una volta non è stato fermato da un infortunio — già questa sarebbe stata una notizia da sparare in prima pagina — ma da una serata di gala. L’esterno sinistro, invece di portare arte sui campi da calcio, ha deciso di andarsela a cercare al caldo di una platea e di velluti rossi… con esiti discutibili: leggende narrano che la poltrona abbia vinto il duello, addormentandolo prima ancora della calata del sipario. Altra assenza pesante nel reparto difensivo è stata quella di Catapano, rapito dai libri universitari: alla fine, invece del solito 6,5 in pagella, si è portato a casa un bel 30. Complimenti sinceri per il voto… ma adesso al “Professor Cata” è stato chiesto a lavorare sul 6,5 in campo. Ultima assenza, ma non per importanza, è quella di Marasco, che si lascia scappare un’occasione d’oro per mettere minuti nelle gambe e ritagliarsi finalmente un po’ di spazio in rosa. Un peccato: era la serata giusta per convincere il mister delle sue qualità, ma l’appuntamento con la consacrazione è rimandato alla prossima puntata

Così i mister Andrea e Luke hanno dovuto inventarsi una difesa nuova di zecca. L’emergenza porta Davide “Talk Show” Riva al centro, e lo fa come sempre: esprimendo il suo dissenso con garbo, senza rinunciare al commento tecnico. Il mister lo chiama, lui risponde… ma prima dice la sua. Sulle fasce, a completare la linea a tre, la scelta cade forzatamente su Jako “Rosso da Aperitivo” Guerra a destra e AlessandroRinghioConti dalla parte opposta. Da una parte grinta e velocità, dall’altra costanza e furbizia: due modi diversi di interpretare il ruolo, ma entrambi fondamentali per tenere in piedi la baracca. Indicazioni dettate dall’emergenza delle assenze, ma che, a conti fatti, hanno portato a una riflessione inevitabile: forse Riva ha davvero trovato il suo ruolo ideale.

A centrocampo, Nick “Purple Rain” Del Greco dal primo minuto è l’altra soluzione figlia del momento, ma riesce comunque a sorprendere con una prestazione solida e generosa. “GladiatorinoZuccarello, in mezzo, fa il suo con ordine e presenza, mentre il gestore del reparto, il “GhirlandaioGittardi, prova a dipingere calcio come solo lui sa fare. Sulle fasce, “TrilliCasiraghi porta estro e imprevedibilità, mentre il “Cigno di LambrateProsperi fluttua elegante tra grandi aspettative e accelerazioni. Davanti, nessuna sorpresa: “BomberLazzeretti e “BeboteSamele, la coppia che conosciamo bene.

Il campo, una sottiletta d’erba appoggiata su una lastra di cemento, non si presta certo a offrire una partita spettacolare e, per aggiungere un ulteriore livello di difficoltà, i palloni forniti sono sgonfi e di qualità discutibile. Creato lo scenario — per nulla ideale — passiamo allo stile di gioco. I padroni di casa seguono fedelmente gli ideali del “ParònNereo Rocco e del suo celebre credo: “Palla lunga e pedalare” (per chi non conoscesse il personaggio, urge intervento immediato). Ogni volta che il pallone si avvicina all’area di rigore, i difensori del Lambrate spazzano lungo alla ricerca degli esterni alti: veloci, sì, ma poco incisivi. Il loro problema? L’esasperata ricerca dell’uno contro uno, una scelta tattica che si schianta senza pietà contro la compattezza del reparto arretrato della SantoS. I giallorossi, invece, provano a costruire, palla a terra, idee chiare ma dall’esecuzione complicata. I primi minuti di gioco passano così poi, come un fulmine a ciel sereno, arriva il gol del Lambrate: fuorigioco non visto, tiro della domenica, 0-1. Ma è proprio lì che i giallorossi si svegliano. Due occasioni limpide, ma la cattiveria sotto porta è rimasta a casa. “Bebote” non punge, poi arriva il momento di “BomberLazze: mischia, caos, rimbalzi, e zampata vincente. 1-1. Da “Bomber” a “Alta Tensione” è un attimo..  il fiuto del gol è degno del più noto Filippo Inzaghi. Riportata la partita in parità, si arriva al termine della prima metà di gioco. 

Si va al riposo con un arbitraggio già oltre il limite della pazienza umana. La squadra rientra negli spogliatoi tra recriminazioni sulla gestione della partita, ben al di sotto di ogni attesa… e “Captain SantoS “ Piubelli, su questo punto, fa sentire eccome la sua voce. Un contributo prezioso, certo, soprattutto per alimentare il suo già “splendido” rapporto con i direttori di gara.

E da qui prende forma il Festival delle decisioni discutibili: una sequenza di scelte che indirizzano la partita verso un finale carico di nervosismo e tensione. Senza considerare la brillante idea di non allontanare un assurdo supporter presente nella zona degli spogliatoi, proprio accanto alla panchina della SantoS, il campo offre tre episodi che definire “da VAR” è riduttivo. In realtà non servirebbe nemmeno il richiamo del VAR: basterebbe un cervello funzionante. Ma niente. Il gesto del direttore di gara è sempre lo stesso: “Continuare a giocare, non è successo niente”. Su uno dei tre episodi, l’intervento è lampante: contropiede fulmineo con “TrilliCasiraghi lanciato a rete, l’ultimo uomo gli precipita addosso appena dentro l’area… in maniera regolare, a quanto pare, perché non arriva alcun fischio. Ultimo uomo? Rigore? Espulsione? No: “gioca gioca”. Decisioni che alimentano una partita già tesa di suo, vista la quantità di interventi al limite. Il livello di nervosismo è talmente alto che si assiste persino a uno scatto di boltiana memoria da parte di Mister Andrea, lanciato verso il campo come non lo si vedeva dai tempi d’oro. Un gesto tecnico rarissimo nel suo genere, quasi da inserire negli highlights della giornata.

E si arriva così al finale, quando “Captain SantoSPiubelli raccoglie un pallone in area e l’attaccante avversario si avvicina con un gomito alto, colpendolo al volto. Il numero 1 crolla a terra: è rosso diretto, o almeno così dovrebbe essere. Invece il direttore di gara si avvicina, osserva la scena e, dopo aver commentato con  elegante ironia “Chiamate una barella”, estrae un cartellino giallo da mostrare in faccia al capitano giallorosso. Qui si chiude la pantomima di un arbitraggio scadente, capace persino di fischiare un fuorigioco mentre era di spalle, quindi impossibilitato a vedere. Il risultato? Un finale acceso, movimentato, in cui a spadroneggiare è l’urlo viscerale e liberatorio, quasi primordiale e inconfondibile: “Godo!” che ancora oggi rieccheggia e fa tremtare le mura del decadente centro sportivo Dindelli per ricordare che la SantoS c’è e sta crescendo.

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