QUI CI SI GIOCA L'ONORE
DIRAMATA LA LISTA DEI CONVOCATI PER IL MATCH CONTRO FILARETE
La SantoS arriva all’ultima curva del campionato invernale con l’aria di chi sa che il margine d’errore è finito, ma non la voglia di stupire. Due vittorie consecutive hanno rimesso benzina nell’autostima e adesso il sogno è dichiarato senza troppi giri di parole: provare a fare il tris. Un obiettivo semplice da pronunciare, molto meno da portare a casa, perché davanti ci sarà un avversario di livello, uno di quelli che non ti regala nemmeno un metro. Gli ospiti arrivano con l’obbligo di vincere per puntare al primo posto del girone: niente calcoli, niente mezze misure, solo tre punti o addio ambizioni. Dall’altra parte, i giallorossi giocano per qualcosa che non si misura in classifica ma pesa molto di più: l’onore, la voglia di non chiudere il campionato in fondo alla graduatoria. Al momento la SantoS è fanalino di coda, appaiata a YouSport Nexus Young. Una posizione scomoda, certo, ma che rende la sfida ancora più carica di significato. Vincere non sarebbe solo allungare la striscia: sarebbe ribaltare la narrativa, chiudere con un colpo di reni, dimostrare che la squadra ha voce e carattere.
La chiamata alla battaglia è partita e l’elenco dei convocati racconta già da solo il peso della sfida. È una di quelle giornate in cui non basta “esserci”: serve presenza, carattere, e magari anche un pizzico di follia calcistica, quella che spesso decide le partite più tese. Il gruppo scelto per l’ultima gara del campionato invernale è un mix di certezze, volti noti e qualche sorpresa. C’è chi porta sulle spalle il carico delle responsabilità, chi arriva con la leggerezza di chi ha poco da perdere e chi, invece, ha l’occasione perfetta per lasciare un segno.
PORTIERI
Il re dell’area di rigore resta sempre lui: “Captain SantoS” Piubelli, figura totemica che da presidia la zona calda come un sovrano che non ha alcuna intenzione di abdicare. Anche quando la squadra traballa, lui rimane lì: busto eretto, guantoni pronti, sguardo da veterano che ha visto più palloni entrare e uscire dall’area di quanti ne possa contare. Tra i pali, il numero 1 giallorosso continua a essere la certezza granitica della squadra. L’ultimo gol subito? Una macchia quasi estetica, un dettaglio che non scalfisce la reputazione di un portiere che vive di riflessi, leadership e colpi di reni che sfidano le leggi della fisica. Il suo repertorio è sempre lo stesso, e sempre attuale: uscite coraggiose, parate d’istinto, richiami ai compagni. Un podcast vivente: il terrore dei direttori di gara.
DIFESA
La linea difensiva rimane l’incognita più affascinante di ogni vigilia, quel rebus tattico che tiene svegli gli analisti e fa sorridere gli scaramantici. Sarà a quattro? Si tornerà alla scenografica linea a tre? Per non impazzire dietro alle lavagne tattiche, si va d’intuito: immaginiamola a quattro, compatta, solida, con un pizzico di teatralità. Dal centro parte tutto, e dal centro torna lui: il “Professor” Catapano. Archiviati tomi, occhiali da intellettuale e quell’aria da docente universitario prestato al calcio, rientra in cattedra per dirigere la difesa come un seminario del lunedì mattina. È il tipo che ti spiega la diagonale come fosse un capitolo di filosofia applicata. Al suo fianco, in una coppia che ricorda le serate cover di Sanremo, c’è Davide “Talk Show” Riva. Il duetto è rodato e ha portato ottimi risultati: questo rende la loro presenza al centro della difesa una sicurezza.
La fascia sinistra rimane nelle sapienti mani – anzi, nell’instancabile energia da combattente – di “Ringhio” Conti, che quella zona la considera più o meno come il salotto di casa: si entra solo su invito, e spoiler… non invita quasi mai. È il tipo di terzino che non accompagna l’azione: la morde, la azzanna, la strappa via agli avversari con quella cattiveria agonistica che fa sorridere i compagni e disperare chi prova a superarlo.
La fascia destra resta il grande punto interrogativo della vigilia, quella casella che il mister tiene coperta fino all’ultimo come fosse il finale di stagione di Stranger Things. Il primo nome è quello del “Protestante” Guerra, febbricitante in settimana e ancora in dubbio. Nello spogliatoio c’è chi giura che l’idea di scendere in campo con la maglia rossa possa miracolosamente rimetterlo in piedi: un richiamo cromatico che, conoscendolo, potrebbe dargli più energie di qualsiasi tachipirina. L’alternativa a Guerra porta un nome che nello spogliatoio pesa: Giacomo “Radio di Jay” Riva. Dopo settimane ai box, l’infortunio è finalmente alle spalle e la gamba ha ricominciato a rispondere come si deve. E soprattutto, è tornata quella scintilla negli occhi che tradisce un’unica intenzione: riprendersi la sua fascia destra.
Poche chance di partire titolare per Marasco, ma non è una bocciatura. È semplicemente l’effetto collaterale di una linea difensiva che, in questo momento, ha trovato un’armonia rara: movimenti sincronizzati, comunicazione fluida, automatismi che funzionano senza pensarci. Quando un reparto gira così bene, inserirsi dall’inizio diventa complicato per chiunque.
CENTROCAMPO
E qui spazio alla fantasia. Le opzioni sono molte, i mix infiniti, i nomi abbondano. È la zona del campo dove regna la bagarre. Partiamo dalla destra: il “Cigno di Lambrate” sembra in pole per prendersi la corsia. In settimana Prosperi ha mostrato i suoi soliti colpi funambolici che fanno ben sperare sulla sua condizione. Se è in giornata, quel lato del campo può diventare un piccolo palcoscenico, altro che l’Ariston! A giocarsi il posto con lui c’è “Speedy” Temperilli, sempre pronto a scattare sulla linea laterale. Le sue possibilità di partire nell’undici iniziale, però, sembrano ridotte: non per demerito, ma perché il Cigno, quando è in forma, tende a prendersi la scena.
E in mezzo? Difficilmente vedremo il “Profeta” Baldax dal primo minuto. È stato male in settimana, questo sì, ma il motivo resta avvolto nel mistero. C’è chi dice che la febbre gli sia salita per la tensione in vista della serata duetti di Sanremo: con Tony Pitony sul palco, il suo poeta siculo di riferimento, pare abbia vissuto l’attesa come una finale mondiale. Altri giurano invece che sia entrato in una sorta di trance mistica, durante la quale avrebbe “visto” il suo prossimo gol come una visione rivelatrice, uscendo poi dallo stato estatico con più brividi che certezze. Quale sia la verità non lo sapremo mai, ma una cosa è chiara: quando Baldax si muove, succede sempre qualcosa che va oltre il calcio.
In mezzo, quindi, spazio per Zuccarello? Probabile. Il “Gladiatorino” scalpita: deve riprendersi la titolarità con grinta e decisione. La sensazione è che mister Andrea stia davvero valutando di rimetterlo al centro della scena. Intanto salgono vertiginosamente le quotazioni del “Muki” Andris che, zitto zitto, continua a ritagliarsi spazio con una costanza quasi scientifica. Non fa rumore, non fa proclami, ma ogni volta che c’è da esserci… c’è. E questo, in un centrocampo così affollato, pesa. Da non sottovalutare nemmeno il nuovo arrivato: Antonino, conterraneo dello “Scugnizzo Brianzolo” e socio del birraiolo “Piede di Luppolo”. La prima uscita ha lasciato ottime sensazioni, di quelle che fanno dire “forse abbiamo pescato bene”. Ora potrebbe avere l’occasione per confermarsi e mettere un altro mattoncino nella sua scalata. Più complicato, secondo gli addetti ai lavori, vedere “Purple Rain” Del Greco o “Soldatino” Bordiga dal primo minuto. Non per demerito, sia chiaro: semplicemente lì in mezzo la competizione è feroce, e ogni dettaglio sposta. Loro restaono una risorsa preziosa, ma per ora sembrano destinati a partire dietro nelle gerarchie.
Sulla sinistra, il territorio che per definizione dovrebbe appartenere al “Rosso” Guerra, la situazione è tutt’altro che definita. È una terra di contese, di candidature, di colpi di scena. E uno dei duellanti, stavolta, non ci sarà: il “Ghirlandaio” Gittardi ha deciso di dedicarsi all’arte… ma sulle piste da sci. Pare che il fascino delle Olimpiadi Invernali lo abbia rapito più di qualsiasi richiamo tattico. Restano, quindi, due nomi a giocarsela davvero. Il primo è il “Cristallo di Boemia” Curioni, visto bene in settimana, elegante come sempre ma controllato a vista dagli allenatori. Ha più occhi addosso lui della farfalla di Belen: ogni movimento viene monitorato, ogni appoggio valutato, perché il suo stato fisico è un rebus continuo. Si infortuna con nulla, ma quando sta bene illumina la fascia come pochi. L’altro è “Trilli” Casiraghi, in netto vantaggio dopo le ultime prestazioni. Sta bene, corre, strappa, crea. È uno di quei momenti in cui sembra avere il vento alle spalle, e quando “Trilli” vola, la fascia sinistra diventa un’autostrada.
ATTACCO
I nomi sono sempre quelli, i “soliti noti”, anche se uno dei tre ha trovato nuova vita sulla fascia, regalando prestazioni che hanno fatto drizzare le antenne a tutto lo staff. Eh sì, perché “Piedi di Luppolo” pare aver… cambiato sponda. Ma per tradizione, per vocazione offensiva e per rispetto della storia, lo si lascia comunque tra gli attaccanti: certe etichette non si tolgono nemmeno con il solvente. Detto questo, Moretti dovrebbe partire dalla panchina. Una notizia che lascia senza parole i tifosi che lo inneggiano a ogni match… e anche una delle colonne dirigenziali, che per lui ha un debole dichiarato. La domanda, allora, è una sola: mescerà luppolo nel secondo tempo? La speranza è unanime.
La tentazione di schierare due punte c’è, eccome. Ma la difesa a quattro e il centrocampo a cinque stuzzicano le fantasie di mister Andrea, che sembra orientato verso un tandem ben definito: “Sentenza” Lazzeretti e “Bebote” Samele. Lazzeretti dà sicurezza, presenza, peso specifico. È uno di quelli che, quando c’è da tenere su la squadra, non trema mai. Samele, invece, sta imparando a giocare per la squadra, a muoversi con intelligenza, a essere utile anche senza segnare. Questa partita è un’occasione d’oro in vista del Primaverile: non va sprecata. Il mix tra esperienza e crescita, tra certezza e promessa, potrebbe essere la chiave per aprire la partita.
A questo punto non resta che augurare ai ragazzi un grande in bocca al lupo, con lo spirito di chi sta per salire sul palco dell’Ariston e la concentrazione di chi entra in campo a San Siro. Perché la partita di domani, in fondo, è un po’ tutte e due le cose insieme: serve la voce giusta, il tempo giusto, il colpo di scena, e magari anche un ritornello che rimanga in testa. Che ognuno trovi la sua nota, il suo dribbling, la sua strofa vincente. Che ci sia chi fa la “sentenza”, chi illumina come un riflettore, chi entra e cambia il ritmo come un featuring inatteso. E che, soprattutto, nessuno stoni: né sul palco né sul prato. Il resto lo farà il campo, come sempre.
Noi, intanto, siamo pronti a cantarla e a raccontarla.