PRIMAVERILE OPEN 2026

INIZIO IN SALITA PER I RAGAZZI DELLA OPEN

IL PRIMAVERILE PRENDE IL VIA

 ASD SANTO SPIRITO – Nuova Cassina  0 – 3
F.C.D. Real Crescenzago, domenica 29 marzo, ore 17.00

Il Primaverile non concede preamboli, inchini o riscaldamenti emotivi: si entra in scena e si recita subito forte. La SantoS, reduce da tre vittorie consecutive con cui ha chiuso in gloria il campionato Invernale, si presenta al debutto primaverile con l’aria di chi ha ancora fame. E fame vera, non quella da buffet post‑partita.

L’avversario però non è esattamente il più morbido dei benvenuti: Cassina Nuova, squadra di categoria Open A, scende al “F.C.D. Real Crescenzago” con l’etichetta di chi è abituato a palcoscenici un filo più “alti”. Un incrocio tra categorie che rende il Primaverile un torneo da maneggiare con cura: un po’ come aprire una scatola di cioccolatini senza sapere se dentro c’è il gianduiotto o la bomba al peperoncino.

La notizia del giorno è una sola, grande, enorme, quasi epocale: Del Greco torna tra i pali per la seconda volta in stagione. Una presenza che profuma di affidabilità. Il resto della formazione? Diciamolo con eleganza giornalistica: tutto molto nella norma, senza scossoni, senza sorprese, senza colpi di teatro. Una SantoS che si affida ai suoi equilibri, ai suoi uomini, alla sua identità.

UNA PARTENZA ALLA KIMI ANTONELLI

Il direttore di gara fischia e il Primaverile 2026 della SantoS si apre come meglio non potrebbe, con i giallorossi che, invece di studiare l’avversario, gli saltano addosso come se avessero un appuntamento urgente col destino. Nessun timore reverenziale verso Cassina Nuova, squadra di una categoria superiore.

Dopo pochi secondi dall’avvio, la partita si accende come una scintilla: Il “ProfetaBaldax riceve palla, la doma con la calma dei sapienti, la accarezza come un talismano antico: il tempo si ferma, e il tiro parte. Il destino, però, decide di mettere un difensore sulla strada della conclusione, come un guardiano che protegge un tempio. Il pallone rimbalza, rimane lì, sospeso tra speranza e caos e su quel pallone si avventa “Sentenza” Lazzeretti che, però, tradito da un corpo non perfettamente allineato con l’universo, svirgola. È il primo gancio del match: potente nelle intenzioni, vuoto nell’esito. E come due pugili che si studiano, Cassina Nuova risponde.

Poco dopo una semplice rimessa laterale in zona offensiva, nulla che faccia tremare. O almeno così pare, perché da quel gesto ordinario germoglia il primo segnale di tempesta. La palla arriva in area, la punta ospite svetta senza tanta convinzione, tocca, indirizza. 0-1. Il colpo arriva gelido, improvviso, come una secchiata d’acqua in pieno inverno. La SantoS rimane per un istante immobile, sorpresa da un pallone che sembrava non voler far male. Ma il calcio, si sa, ama i colpi di scena più del teatro.

Si riparte e Cassina Nuova prova subito a infierire: un contropiede rapido, affilato, che però viene spento da “Purple Rain” Del Greco, uscito coi piedi con la calma di chi sa che certe tempeste si domano guardandole negli occhi. La SantoS respira, si ricompone, ricomincia a tessere il suo gioco dal basso. Quattro azioni costruite con pazienza, con geometrie pulite, con la volontà di rimettere ordine nel caos. Manca solo la stoccata finale.

Al 5’, “Sentenza” Lazzeretti ci riprova: un tiro insistito, deviato, che si spegne docile tra le braccia del portiere. È un segnale: la SantoS c’è, pulsa, non si è lasciata abbattere. Un minuto dopo, un’altra pennellata: “MukiAndris recupera un pallone prezioso e lo offre al “Ghirlandaio” Gittardi, che lo accoglie con la calma di chi sa scegliere il momento giusto per lasciare il segno. Controlla, osserva, non forza. Preferisce la scelta elegante: serve il “Profeta” Baldax. E lì, per un istante, il calcio diventa poesia. Due talenti che dialogano, un allineamento dei pianeti, un’armonia che sembra voler riscrivere il destino. Il “Profeta” vede il gol prima ancora di calciare. Lo immagina, lo sente, lo accarezza. Parte il tiro “aggiro”. La parabola è incantevole, quasi troppo. Sorvola la traversa, e con lei svanisce l’illusione. Il pubblico torna alla realtà: siamo ancora 0-1.

Cassina Nuova risponde con un tiro velenoso: Del Greco lo para con un filo di incertezza, la palla sfugge, ma il portiere si getta su di essa come un guardiano che non vuole cedere il suo regno. E la fa sua.

OCCASIONI, ARTE E RIMPIANTI

La SantoS c’è, eccome se c’è. Gioca bene, con quella naturalezza che nasce dalla fiducia e dalla consapevolezza. All’8’, due calci d’angolo consecutivi fanno tremare la difesa ospite, anche se non portano al colpo decisivo. Poco dopo è Conti a provarci: un tiro pulito, elegante, che sfiora il palo e costringe la panchina del Cassina Nuova a rifugiarsi in un time‑out, chiamato con la fretta di chi ha appena visto qualcosa che non si aspettava. Il pugile giallorosso è ferito, sì, ma sta mettendo alle corde un avversario che, sulla carta, sembrava più ingombrante di quanto il campo stia raccontando.

Alla ripresa del gioco, il ritmo si abbassa. La partita si fa più tattica, più densa, come se entrambe le squadre avessero bisogno di un respiro. Fino al 15°, quando “Sentenza” Lazzeretti illumina la scena con un passaggio morbido per “Trilli” Casiraghi, l’idea è buona, il tiro meno: debole, quasi timido. Il time‑out sembra aver tolto un po’ di verve alla SantoS, ma al 16° arriva un lampo d’arte: il lancio del “Profeta Baldax, una traiettoria che non è solo calcio ma ispirazione,un gesto che sembra più istinto puro che tecnica L’invito, però, non viene raccolto.

Al 22°, è il turno del “Cigno di Lambrate” Prosperi, che decide di provarci da fuori area: un tiro elegante, fluido, deviato in calcio d’angolo. Dalla bandierina nasce un’altra occasione, ancora per Casiraghi che calcia bene ma trova un difensore appostato sul palo, quasi un guardiano messo lì dal destino per dire: “Non ancora”. Ancora 0-1. Immeritatamente 0-1.

Poi arriva lo sliding doors della giornata al minuto 27: “Trilli” Casiraghi scatta sul filo del fuorigioco, perfetto nei tempi, perfetto nella corsa. Si ritrova a tu per tu con il portiere, leggermente defilato. Pensa al tocco sotto. Pensa all’appoggio laterale. Pensa… forse troppo. E l’occasione più grande della SantoS svanisce come un soffio. Passa un minuto e arriva una punizione, nata da un contatto che vede Prosperi finire a terra e, paradossalmente, ammonito insieme all’avversario. La tensione cresce: Cassina Nuova sente di essere in difficoltà, la SantoS capisce che la differenza di categoria è un concetto astratto, non una verità. Poco prima dell’intervallo, ancora “Sentenza” Lazzeretti prova a cambiare il destino: un tiro potente, preciso, che il portiere devia con la punta delle dita in calcio d’angolo. L’ultima emozione della prima frazione. Si va al riposo: 0-1, un risultato che non racconta la storia vera del campo.

ARRIVA IL VENTO DEL NORD

Il rientro in campo non porta novità: la SantoS riparte con gli stessi undici, con la stessa voglia di ribaltare la storia e la consapevolezza, ormai solida, di potercela davvero fare. È “Trilli” Casiraghi il primo a provarci, cercando di innescare il “Cigno di Lambrate” Prosperi, ma la trama si spezza sul più bello. Poi Cassina Nuova prova a colpire in contropiede, ma ancora una volta Del Greco, con un’uscita coi piedi che sa di lucidità e coraggio, chiude la strada. Da segnalare la partita silenziosa ma impeccabile di “Talk Show” Riva che, al pari dei suoi compagni di reparto finora rimasti nell’ombra della cronaca, tiene l’avversario con naturalezza, soprattutto in velocità, come se avesse un passo in più da spendere nei momenti che contano.

Al 6° arriva il primo cambio giallorosso: fuori un acciaccato “Sentenza” Lazzeretti, gladiatore del primo tempo, dentro il “Bebote Samele, chiamato a portare freschezza e presenza offensiva. La partita però sembra assopirsi: da una parte c’è chi prova a costruire, dall’altra chi pensa solo a rallentare ogni cosa. Un equilibrio strano, fatto più di pause cercate dagli avversari che di gioco vero.

All’8°, un altro movimento sulla scacchiera: Gittardi, l’artista, lascia il campo. Al suo posto entra il “Gladiatorino Zuccarello, pronto a dare sostanza accanto al “Profeta” Baldax, a sporcare il gioco dove serve, a mettere grinta e cuore. Il ritmo rimane basso, quasi ovattato, fino al 12°, quando arriva un’altra sostituzione: “Muki” Andris si accomoda in panchina e fa il suo esordio il nuovo arrivato, Edoardo Cernuschi, la speranza che soffia dalla Vestfalia, l’atteso “Vento del Nord” che spazza via ogni avversario. E il vento, in effetti, porta subito qualcosa. Edoardo punta l’uomo al limite dell’area, lo sfida, lo supera, poi serve il “Profeta”. Baldax si libera con un gesto elegante, quasi un passo di danza, accompagna l’avversario verso il nulla con una finezza che strappa applausi, poi calcia. Debole. Troppo debole. L’urlo dei tifosi si spegne come una fiamma al primo soffio.

Minuto 17: la tabella luminosa si accende e mostra il numero del “Cigno di Lambrate”. La scelta non piace ai tifosi, come veder uscire Baggio ai Mondiali del ’94, contrariati, pronti a protestare… Finché non vedono chi entra. È lui. “Piedi di Luppolo” Moretti, il giocatore che porta in campo quella miscela di imprevedibilità e genio che può cambiare una partita con un solo tocco. E il pubblico, all’improvviso, torna a crederci.

Le speranze restano alte fino al 21°, quando un tiro poco insidioso degli ospiti viene battezzato fuori da “Purple Rain” Del Greco (abituato alle porte a 7 e non certo a quelle a 11). Ma il pallone, lento e crudele, si infila nell’angolino basso. 0-2. Un colpo che taglia le gambe, che spegne l’aria, che fa calare un velo sul campo. Time‑out SantoS. Mister Andrea richiama i suoi, li scuote, prova a riaccendere la fiamma. La partita si adagia, sì, ma non per naturale declino: sono gli avversari a rallentare ogni gesto, a trasformare ogni rimessa in un rito liturgico. Una squadra che perde tempo è una squadra che ha paura, e la SantoS, a quanto pare, un po’ di paura l’ha messa davvero.

INTRAPPOLATI NEL NON-GIOCO

Ci sono partite in cui il risultato dice una cosa, e il campo ne racconta un’altra. E poi ci sono partite come questa, in cui il risultato dice una cosa… e gli avversari fanno di tutto per far finta che dica molto di più.
Perché avanti nel punteggio senza averlo davvero costruito, le grandi squadre mostrano classe, rispetto, gestione.
Oggi, diciamo, non era proprio giornata.

Dal primo all’ultimo minuto, la sportività è stata trattata come un optional: perdite di tempo da manuale, cadute da festival del cinema, interruzioni continue. Tutto “regolare”, tutto “nel gioco”, certo. Ma ci sono squadre che, quando serve davvero mostrare qualità — quella vera, quella che non si allena — improvvisamente si sciolgono. E allora ecco che la qualità diventa un’altra cosa: diventa la fantasia nelle sceneggiate, la creatività nel fermare il gioco, l’arte di trasformare ogni contatto in un dramma shakespeariano. Su questo, bisogna dirlo, oggi una delle due squadra ha davvero brillato.

Al minuto 28 della ripresa Baldax lascia il campo e lì si spegne la poesia. E’ tutto come se qualcuno avesse staccato la spina a una sinfonia di Tony Pitony proprio nel mezzo del crescendo.
Al suo posto entra Marasco: volenteroso, con lo sguardo di chi vuole dare una scossa, provare a rimettere in moto la partita. Ma non fa in tempo a prendere le misure che ricomincia il solito copione: perdite di tempo, pause creative, cadute strategiche. E così la gara si arena di nuovo, si immobilizza, si incolla al terreno come una barca senza vento.
Non per mancanza di volontà della SantoS, ma perché qualcuno aveva già deciso che il cronometro era più utile del pallone.

CALA IL SIPARIO
Poi, a pochi secondi dallo scadere, arriva l’episodio che racconta più di tutto l’aria di questa domenica. Lancio a scavalcare la difesa, controllo dell’attaccante, ingresso in area e un contatto che definire “leggero” è già generoso. La punta, però, ha un’attenuante: proprio in quel momento dev’essere passato uno spiffero, uno di quelli traditori, capace di spingerlo giù come una foglia d’autunno. E lui, da professionista della scena, ci aggiunge quel tocco di regia che strappa applausi. Il direttore di gara, forse colpito dalla performance in stile Cagnotto, decide che basta e avanza: fischia e indica il dischetto. Calcio di rigore.

Ma il “bello”, naturalmente, deve ancora venire. Lo scenario è semplice: minuti di recupero, 0-2, rigore per chi sta già vincendo. L’attaccante sistema il pallone sul dischetto, prende la rincorsa e decide che no, un rigore normale non è abbastanza. Scavetto. Cucchiaio. Il famoso “alla Totti”. E ci perdoni il campionissimo se lo tiriamo in ballo per una cosa del genere: per evitare equivoci, parliamo dell’ex numero 10 della Roma, non di qualcuno che sceglie un gesto tutt’altro che sportivo sul 2-0, a partita finita, giusto per mettersi in vetrina.

“Purple Rain” Del Greco ci arriva pure, la tocca, la sfiora, ma non basta per spedirla fuori.

E così arriva lo 0-3, confezionato con un cucchiaio che, più che un colpo di classe, sembra il tentativo di mettere un fiocco su una partita che non avevano affatto controllato. E il dettaglio più curioso è che non stiamo parlando di una sfida tra pari: da una parte una squadra di ragazzi, 18-23 anni, che giocano, corrono, soffrono e provano a ribaltarla fino all’ultimo. Dall’altra, gente con qualche anno in più, qualche esperienza in più, e — almeno sulla carta — anche un po’ di maturità in più. E invece… cucchiaio sul 2-0, nei minuti di recupero, con tanto di applausi dalla panchina. Una scena che racconta molto: perché chi ha davvero qualità non ha bisogno di queste cose, mentre chi ha passato un’ora a soffrire contro una squadra di ragazzi forse sì.

Uno psicologo, dopo aver analizzato la scena, è stato categorico: quel cucchiaio non è un gesto tecnico, è un sintomo. Il sintomo della paura accumulata per un’ora intera, della tensione di chi ha capito che la partita non l’aveva mai davvero in mano, del timore — concreto, palpabile — di farsi raggiungere da una squadra di ragazzi. Nel suo referto, la definizione è stata chiara: “Atto liberatorio di chi deve scacciare un pensiero scomodo.” 

FINITO LO SHOW, TESTA ALLA PROSSIMA

Ma ora, questi atteggiamenti che potremmo definire “alla Trump”, da bulletti spacconi, li archiviamo volentieri. C’è un Primaverile da giocare, da onorare, da provare a vincere. E per fortuna non esiste una gara di ritorno: non per paura del campo, anzi, ma per evitare l’imbarazzo di dover nuovamente confrontarsi con realtà così… mature. Meglio così, davvero.

La pausa di Pasqua servirà a rimettere insieme i pensieri, ricaricare le batterie e ripartire con la testa giusta. Il pugile giallorosso è ferito, sì, ma non è certo uno che resta a terra: si rialza, si sistema i guantoni e torna al centro del ring, in attesa che salga il prossimo avversario. E lì, come sempre, si giocherà tutto sul campo. Non nei teatrini.

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