COPPA PLUS 2026
LA CORSA PER I QUARTI DI FINALE E' ANCORA APERTA
SANTOS vs OSGB GIUSSANO
La prima giornata di ritorno del girone di Coppa Plus rimette una di fronte all’altra SantoS e OSGB Giussano, come se il calendario avesse voluto chiudere un cerchio. All’andata, in Brianza, finì 3-1 per i giallorossi: una prova solida, brillante, a tratti dominante, macchiata solo da quella vecchia abitudine di creare tanto e concretizzare meno del dovuto. Era il match inaugurale della competizione, il primo capitolo di una storia che oggi torna a bussare.
Alla SantoS Arena i cancelli si aprono per accogliere due squadre che, risultati alla mano, non stanno attraversando il loro momento più scintillante. Gli ospiti arrivano con tre sconfitte consecutive sulle spalle e una missione semplice quanto urgente: conquistare il primo punto in Coppa Plus. I giallorossi, invece, dopo la scoppola contro OSA Calcio 1924 e il pareggio dell’ultima giornata, hanno un imperativo chiaro come il sole di mezzogiorno: tornare a vincere per restare agganciati al sogno del primo posto.
La SantoS si presenta con due defezioni dell’ultimo minuto, ormai una tradizione non richiesta ma puntuale come un orologio svizzero. Eppure il riscaldamento scorre sereno, forse troppo: volti distesi, gambe leggere, atmosfera rilassata. Dall’altra parte, invece, il Giussano sembra uscito da un trailer motivazionale: concentrati, compatti, occhi affilati. E la partita, come spesso accade, finirà per raccontare proprio questa differenza di approccio.
VANTAGGIO GIALLOROSSO
Dopo il fischio d’inizio del direttore di gara, il match si apre con un paio di tentativi timidi da entrambe le parti: conclusioni che fanno più rumore che paura, palloni che sfilano lontani dallo specchio. Sembra l’avvio di una partita equilibrata, quasi studiata. Poi, al minuto 3, la trama cambia di colpo.
A scriverla è Martino Ottolini, che si prende la scena come un protagonista annunciato. Tutto nasce da un controllo complicato di Andrea Puccio: la palla gli scappa, rimbalza, si impenna… e finisce proprio lì, sui piedi del numero 8 giallorosso. Martino resiste a un fallo al limite, si trascina il pallone in area con la caparbietà di chi non vuole chiedere permesso, si presenta davanti al portiere e lo batte con un piatto chirurgico, basso a destra. È vantaggio SantoS, ed è un boato che scuote la SantoS Arena.
Il tempo di riportare la palla al centro e il Giussano dimostra di non essere venuto in città per fare da comparsa. Passa un minuto e i brianzoli sfiorano il pari: Maffi perde un pallone sanguinoso, l’attaccante ospite si ritrova a tu per tu con Groppelli e prova il rasoterra. Samuele rimane saldo sulle gambe e devia di piede, gesto rapido e istintivo da vero portiere di futsal catapultato sul prato della SantoS Arena.
La risposta della SantoS è immediata e feroce: contropiede fulmineo, Puccio calcia, non colpisce benissimo, ma il pallone bacia il palo e scivola sul fondo con un brivido che attraversa la tribuna. Le emozioni non si fermano: al 5’ è ancora Ottolini a provarci da fuori, tiro alto di un soffio, pubblico che si porta le mani ai capelli e un coro spontaneo di “nooo!” che accompagna la traiettoria.
Un minuto dopo, tocca di nuovo a Puccio: pressing alto, recupero da manuale, conclusione potente… ma ancora una volta la palla sorvola la traversa. La SantoS c’è, eccome se c’è: crea, pressa, morde. Il Giussano risponde con grinta e orgoglio, ma sembra già costretto a remare controvento.
SPORTIVITA’ DALLA PANCHINA
In un clima acceso ma sempre dentro i confini dell’agonismo sano, spunta un episodio che merita di essere messo in vetrina. Non decide la partita, non cambia il risultato, ma racconta molto più di un gol. Il pallone esce in fallo laterale, proprio davanti alle panchine. L’arbitro assegna la rimessa alla SantoS, ma Sergio non ci sta: richiama il direttore di gara e, con la calma di chi sa cosa conta davvero, corregge la decisione. «Direttore, è loro, non nostra».
Un gesto semplice, quasi banale per chi vive il calcio con la testa e con il cuore. Ma è proprio da questi dettagli che si misura la bellezza di questo sport. Un gesto che, dall’altra parte, non troverà imitazioni nel corso del match — ma poco importa. Lo spirito SantoS è questo: sportività, correttezza, lealtà. Sempre.
La partita, però, resta una battaglia vera. I brianzoli alzano i giri del motore, giocano fisici, a tratti oltre il limite con l’uso delle braccia, ma il direttore lascia correre. Si arriva così al 10’, quando l’attaccante ospite riceve palla spalle alla porta, al limite dell’area. Sembra chiuso, sembra non avere spazio. Prova a girarsi una, due, tre volte… alla quarta trova il varco e calcia.
La palla viaggia bassa, senza troppa cattiveria, ma trova comunque strada e si accomoda in rete. È 1-1, e il gelo scende sugli spalti come una doccia fuori stagione.
Il pareggio scuote gli ospiti, che fiutano il momento. E al 13’ arriva la doccia fredda. Dopo un retropassaggio, Samuele Groppelli rinvia centralmente, ma troppo basso. Un regalo inaspettato che il centrocampista brianzolo scarta senza pensarci: controllo? Neanche per sogno. Colpisce di prima e la palla finisce in rete.
È 1-2. Rimonta completata. Stupore generale.
LA REAZIONE DEI NOSTRI RAGAZZI
I giallorossi non ci stanno e provano subito a rispondere. Tra il 14’ e il 16’ è il triangolo magico Puccio–Tassan–Maffi a incendiare la fascia destra per ben tre volte. Lo spartito è sempre lo stesso, ma funziona come un tormentone estivo: Puccio apre per Tassan, Tassan rifinisce per Maffi, Maffi conclude. La prima volta il pallone sorvola la traversa, ma la seconda è quella buona.
È il minuto 15 quando Viktor Maffi si allarga quel tanto che basta per crearsi il varco e scarica in porta un destro che non lascia scampo. La palla finisce dentro e la SantoS Arena esplode: 2-2, partita riacciuffata con carattere.
E non è finita: appena sessanta secondi più tardi, la solita trama Puccio‑Tassan‑Maffi manda ancora in tilt la difesa brianzola. Il tiro di Viktor sembra destinato all’angolino, ma il palo si oppone con un colpo secco, quasi un ruggito metallico che attraversa la tribuna e spegne sul nascere l’urlo del pubblico.
La gara continua su ritmi alti, con gli ospiti che mantengono un livello di fisicità notevole, a tratti oltre il consentito nell’uso delle braccia. Ma il gioco è anche questo, e la SantoS deve conviverci. La squadra soffre, stringe i denti, prova a rispondere col pallone più che con i muscoli.
Il cronometro corre fino al 20’, quando Andrea Puccio decide che è il momento di cambiare di nuovo la storia del match. È una scheggia impazzita lì davanti, una trottola che non smette mai di girare: pressa, ruba palla, riparte con quella fame che contagia anche la tribuna.
Arrivato al limite, alza la testa, sceglie il tempo e lascia partire un destro pulito, preciso, che si infila dove il portiere non può arrivare. Un gol pesante, costruito con coraggio e determinazione, che riporta la SantoS avanti 3-2 e manda la squadra al riposo con il vento finalmente dalla propria parte.
PARTITA IN EQUILIBRIO
Il secondo tempo riparte esattamente dove si era chiuso il primo: con Andrea Puccio che recupera l’ennesimo pallone della sua partita, una costante che ormai non sorprende più nessuno. Scambia con Matteo De Simone, riceve di nuovo palla e, con un elegante movimento laterale, si libera per il tiro. La conclusione termina alta, ma dagli spalti e dalla panchina arriva comunque un applauso convinto: la sua prestazione merita ogni riconoscimento. Il pressing della SantoS continua per qualche minuto, intenso ma poco produttivo, perché la fisicità del Giussano spezza le trame e sporca ogni tentativo di costruzione. È un momento in cui il pallone sembra pesare di più, e ogni duello diventa una piccola battaglia.
Al 5’ arriva il primo vero brivido della ripresa: un tiro degli ospiti costringe Samuele Groppelli alla respinta, ma la palla rimane lì, nel cuore dell’area, pericolosamente viva. L’attaccante brianzolo si avventa come un falco, ma l’estremo difensore giallorosso compie un intervento sorprendente: si butta a terra, allunga la mano destra e riesce a deviare quel tanto che basta per salvare la situazione. Una parata istintiva, quasi disperata, ma tremendamente efficace. È però un campanello d’allarme, e infatti due minuti più tardi, al 7’, il Giussano colpisce. La punta recupera un pallone sulla linea di fondo, approfittando di una dormita difensiva di Matteo De Simone che si fa saltare con troppa facilità. Da posizione quasi impossibile, l’attaccante trova comunque il modo di calciare verso la porta e, incredibilmente, il pallone finisce dentro. È 3-3, e un brusio pesante attraversa la SantoS Arena, come un vento improvviso che porta con sé un po’ di incredulità.
ULTIMO SFORZO PER LA COPPA
Visto l’atteggiamento poco brillante dei giallorossi, dalla panchina arrivano i primi correttivi. Tra questi spicca l’ingresso di Francesco Padovani, numero 12, chiamato in causa sul 3-3: una scelta che profuma di fiducia totale nel giovane portiere, e che lui ripagherà senza esitazioni. Passano appena due minuti e Padovani firma subito il suo biglietto da visita: uscita bassa perfetta, tempismo da veterano, e attaccante avversario neutralizzato proprio mentre stava per presentarsi a tu per tu con la porta. La lancetta dei minuti non ha nemmeno il tempo di completare un giro che il n.12 viene chiamato a un’altra parata da applausi, questa volta per rimediare a una copertura sbagliata di Matteo De Simone. Fin qui, prestazione impeccabile: tiene la SantoS aggrappata al pareggio con personalità e sangue freddo.
Ma la squadra, nel complesso, sembra contratta. C’è timore, c’è rispetto forse eccessivo per la fisicità del Giussano, che continua a mettere pressione in ogni duello. Serve una scossa, e a provarci è Martino Ottolini, che si libera dal marcatore e lascia partire un tiro potente. Il portiere ospite respinge male, non trattiene, e sulla ribattuta si avventa Pietro De Giuseppe. Per un istante il tempo sembra rallentare: il n.9 colpisce, la tribuna trattiene il fiato… ma il pallone sfila sul fondo. Ancora 3-3.
Un equilibrio che, per come sta scorrendo la partita, può anche sembrare giusto. Ma per la SantoS, oggi, un punto serve a poco. Se si vuole tenere accesa la speranza del passaggio ai quarti, c’è un solo risultato possibile: la vittoria. Servono tre punti, ma la sensazione è che non sia la giornata giusta. Si va verso il secondo pareggio consecutivo, un evento quasi raro nella storia recente della SantoS.
DELIRIO GIALLOROSSO
Il calcio ha questa meravigliosa abitudine di tenere tutto in bilico fino all’ultimo, e la SantoS lo sa bene. Al 20’ della ripresa, mentre il match sembra avviarsi verso un pareggio amaro, arriva la scintilla che ribalta il destino. A illuminarla è ancora Viktor Maffi, che si fa trovare nel posto giusto per cambiare la storia della partita.
Dalla punizione di Samuele Tassan nasce un’azione che accende l’area: il portiere respinge come può, lasciando il pallone lì, vivo e pronto a essere raccolto. Su quella traiettoria si avventa Viktor Maffi, che con l’istinto dei momenti pesanti anticipa tutti e insacca il 4‑3. La SantoS Arena esplode in un boato che scuote perfino le panchine.
Non c’è però nemmeno il tempo di godersi il vantaggio, perché gli ospiti rimettono subito il pallone al centro e si riversano in avanti con una furia improvvisa. Ne nasce un tiro potente, diretto all’angolino, ma Francesco Padovani risponde con un intervento da applausi, l’ennesimo della sua partita. La tribuna si alza compatta, e il suo nome corre tra gli alberi della SantoS Arena, trasportato da un’onda di applausi che sembra non volersi fermare. E non è finita: un minuto più tardi, dopo una rimessa in zona offensiva, la punta brianzola colpisce di testa da distanza ravvicinata, praticamente sulla linea di porta. È un pallone che pesa come un macigno, uno di quelli che possono cambiare un’intera stagione. Francesco, però, non trema. Resta saldo, blocca a terra con sicurezza e poi si prende un istante per respirare, guardarsi intorno, congelare il tempo. In quel gesto c’è tutto: la crescita, il coraggio, la fine della timidezza e la consapevolezza di poter essere decisivo.
Lì, in quell’ultimo intervento sicuro, c’è la firma definitiva sulla partita: un gesto che tiene stretto il risultato e permette alla SantoS di continuare a inseguire il sogno della Coppa Plus. Una vittoria costruita dal gruppo, e anche da quei centrali che di solito lavorano lontano dai riflettori ma che reggono l’impalcatura della squadra. Oggi hanno combattuto con carattere, restituendo colpo su colpo alla fisicità degli avversari, e meritano di essere citati come protagonisti silenziosi di questa partita.