PRIMAVERILE 2026

UNA SCONFITTA CHE PESA, MA C'E' SPERANZA

LA DOMENICA MATTINA

Prima ancora del fischio d’inizio, la giornata della SantoS ha già il sapore di quelle storie storte che il calcio dilettantistico racconta meglio di chiunque altro.La mattinata si apre con un cielo che sembra uscito da un documentario sulla malinconia: pioggia sottile, umidità appiccicosa e un ritrovo alle 11:00, l’ora in cui molti giallorossi stanno ancora negoziando la pace con il sabato sera. Un avvio che lascia intuire subito il tipo di giornata che attende la SantoS.

La trasferta di Cormano parte già in salita e non solo per il meteo. Le assenze pesano come un Montenegro a stomaco vuoto, di quelli che ti ricordano all’istante che il sabato sera è stato troppo generoso. Manca “Captain SantoS”, disperso tra i calanchi lucani in un’odissea fatta di bagordi, brindisi e notti che definire “impegnative” sarebbe un eufemismo. Non pervenuto anche il “Professor” Catapano, richiamato da un improvviso slancio mistico verso l’eterno, forse in cerca di illuminazione o forse solo di un po’ di silenzio.

Alla fine, la SantoS arriva al campo della S.Luigi Cormano con 14 giocatori, di cui solo 13 disponibili a scendere in campo: “Talk Show” Riva, pur presente, è più un monumento alla stoicità che un’opzione tecnico-tattica. Infortunato, dolorante, ma seduto in panchina a dispensare sostegno morale come un opinionista della Domenica Sportiva. E non è finita. Al MedicalCenter SantoSLab risultano ancora sotto osservazione il “Sommelier” Del Greco e i due desaparesidos: “Cristallo di Boemia” Curioni, fragile come il soprannome suggerisce, e Jacopo “Il Rosso” Guerra, volatilizzato come il vero comunismo in Europa: un attimo c’è, l’attimo dopo è già leggenda. Ultimo capitolo del romanzo delle assenze: il “Calladito” Marasco, alias il Pogacar giallorosso. Fermato non da una salita alpina, ma da problemi tecnici alla bici degni del Giro d’Italia. Se solo ci fosse stata un’ammiraglia al seguito, forse avrebbe tagliato il traguardo del campo in tempo per il fischio d’inizio.

LA FORMAZIONE TITOLARE

La formazione titolare, quindi, prende forma sotto una pioggia che sembra aver letto la distinta prima del mister. Tra i pali c’è la “Pantera friuliana” Wenzlich, e questo, ormai, significa una sola cosa: acqua. È una legge non scritta del calcio giallorosso. Quando “L’uomo dello spazio” viene chiamato a difendere la porta della SantoS, il cielo decide di partecipare con una cascata d’acqua degna di un documentario BBC. Ma si sa: il suo habitat naturale prevede umidità elevata e condizioni estreme (momento Alberto Angela).

Davanti a lui, difesa a quattro: al centro la coppia “Ringhio” Conti e il “Profeta” Balda, chiamati a tenere in piedi il reparto con la stessa calma con cui si affronta un temporale estivo. Sulla sinistra agisce “Trilli” Casiraghi, mentre sul lato opposto ronzano frequenze positive grazie a “Radio di Jay” Riva.

La zona mediana è affidata a due polmoni e mezzo: “Muki” Caccavale, metronomo e frangiflutti, e “Vento del Nord” Cernuschi, che porta energia, chilometri e un entusiasmo da quarta presenza consecutiva. Sulle fasce, pronti a creare superiorità e mal di testa agli avversari, ci sono “Piedi di Luppolo” Moretti e il sempre prezioso “Talismano” Antonino. Davanti, il peso dell’attacco ricade su “El Bebote” Samele, con alle spalle il rientrante “Ghirlandaio” Gittardi, finalmente tornato a calcare il verde dopo settimane di assenza. Una presenza che profuma di pennellate d’autore. La fascia da capitano, vista l’assenza del numero uno della SantoS, finisce sul braccio di Giacomo Riva, chiamato a guidare il gruppo non solo con le corse, ma anche con la voce. E qui, il talento di famiglia, può esser di grande aiuto.

FALSA PARTENZA

L’avvio è di quelli che non fanno male ma nemmeno bene: un equilibrio timido, fatto di tentativi più che di occasioni, con entrambe le squadre impegnate a capire come muoversi su un campo appesantito dalla pioggia che continua a cadere su Cormano. Gli assetti sono prudenti, quasi scolastici, e per vedere qualcosa che assomigli a un brivido bisogna aspettare il 6° minuto. È lì che il “Talismano” Antonino decide di accendere la luce: serpentina, fallo conquistato e punizione interessante per la SantoS. Mister Andrea chiama alla battuta “Piedi di Luppolo” Moretti e la scelta sembra ispirata da una visione. La conclusione gira bene, sfiora il palo e per un attimo il pubblico immagina già la rete gonfiarsi. Ma la mira non è chirurgica e il pallone si spegne sul fondo, inghiottito dall’erba alta dietro la porta che ricorda più la savana che un centro sportivo.

La risposta dei padroni di casa non si fa attendere. 8° minuto, un attacco centrale regala un brivido lungo la schiena della retroguardia giallorossa: sviluppo rapido sulla destra, cross teso, colpo di testa quasi all’altezza dell’area piccola. Per fortuna l’attaccante colpisce male e la palla si alza sopra la traversa. Un avvertimento chiaro, però. E infatti… Al minuto 11 arriva la svolta, purtroppo nella direzione sbagliata. “Vento del Nord” Cernuschi, già acciaccato da un intervento al limite della sportività (se non ben oltre il lecito) dopo appena due minuti, perde un pallone sanguinoso al limite dell’area. Prova un appoggio di tacco, elegante nelle intenzioni ma letale nell’esito. La palla diventa un invito a nozze per la S. Luigi Cormano, che riparte immediatamente. È la scintilla che accende il match: l’attaccante di casa si avventa sul pallone, entra in area e conclude. La “Pantera friulana” Wenzlich può solo raccogliere la sfera in fondo alla rete. Uno a zero. Una disattenzione pagata a caro prezzo e la SantoS si ritrova subito costretta a inseguire.

RISPOSTA SANTOS

Sbloccare il risultato dà una mano enorme ai padroni di casa, più “esperti” — diciamo così — rispetto ai giovani giallorossi. E infatti decidono di far valere il fisico con interventi che definire robusti sarebbe un atto di gentilezza, accompagnati da un repertorio verbale studiato per far perdere la pazienza anche a un monaco tibetano. Un atteggiamento intuibile già dal loro ingresso in campo, e che la SantoS soffre eccome. E nel giorno della festa della mamma, inutile dirlo, i richiami alle madri dei giallorossi sono stati i classici, quelli che non mancano mai nelle domeniche storte.

Questo tipo di gioco addormenta la partita, abbassa l’intensità e finisce per favorire proprio la S. Luigi Cormano. Le occasioni diventano rare, poco pulite, poco incisive. Per trovare un’azione degna di nota bisogna aspettare il 23° minuto.

È lì che “Trilli” Casiraghi illumina il grigio di Cormano con una giocata delle sue: vede un corridoio che nessuno poteva nemmeno notare e serve “El Bebote” Samele con un pallone che sembra esser uscito dalla mente di Leonardo da Vinci. La punta giallorossa, leggermente defilata sulla sinistra, punta la porta e calcia… con l’esterno. La palla si alza, si impenna, saluta i pali da lontano. Forse il sinistro sarebbe stato più amico, ma non lo sapremo mai: la classica sliding door che ogni partita si porta dietro come un macigno.

Al 27° minuto arriva un’altra fiammata. Il “Gladiatorino” Zuccarello — entrato al 24° al posto di un dolorante Cernuschi, abbattuto da un intervento che col calcio aveva poco a che fare — si ritrova un pallone buono grazie a un rimpallo fortunoso. Prova la conclusione: non pulita, non cattiva, ma comunque insidiosa. Finisce alta, ma almeno è un segnale. In mezzo a tutto questo, merita una menzione speciale l’aggressività del “Talismano” Antonino: una trottola impazzita, sempre in pressione, sempre sul pezzo, sempre pronto a mordere le caviglie avversarie. In un primo tempo complicato, è lui la scintilla che tiene accesa la SantoS.

LA PANTERA FRIULIANA

Il finale del primo tempo ha un protagonista assoluto: l’Okoye giallorosso. Francesco Wenzlich, “l’uomo dello spazio”, decide che la gravità terrestre è un concetto sopravvalutato: si stacca da terra, si libra in volo e va a togliere dall’angolino una conclusione velenosa dei padroni di casa. Un intervento da highlights, di quelli che tengono la SantoS aggrappata al match e mandano le squadre negli spogliatoi sull’1-0.

La prima frazione non ha regalato fuochi d’artificio, ma ha chiarito un punto: la fisicità della S. Luigi Cormano è un fattore. E infatti, nello spogliatoio, Mister Andrea e lo staff insistono proprio su questo: i padroni di casa hanno più anni, più chili, più mestiere… e probabilmente più parole da spendere. Il fiato è dalla parte della SantoS, l’esperienza no. Serviranno furbizia, grinta, testa e soprattutto velocità.

LA MINACCIA BRIANZOLA

Ma mentre si analizza il primo tempo, a bocce ferme, nell’aria si diffonde una minaccia che scuote il calcio provinciale più di un cambio modulo all’ultimo minuto. Una voce, ben nota all’ambiente giallorosso, rilascia una dichiarazione che fa tremare polpacci, caviglie e preparatori atletici: “Torno a giocare.”. È lui, lo “Scugnizzo brianzolo”. L’uomo, il mito, la leggenda… e anche il motivo per cui il calcio, in questo momento, sta pregando in ginocchio. Prova a caricare i compagni, gonfia il petto, si illumina come se stesse per entrare al Maradona. Ma il gioco del calcio, con un filo di disperazione e tanta ironia, sembra sussurrare: “Ti prego, non dirlo nemmeno per scherzo.”

GRINTA GIALLOROSSA

La seconda frazione prende davvero vita al 3° minuto, quando la punta della S. Luigi Cormano addomestica un pallone con uno stop elegante e punta dritta la porta. Sembra l’inizio di un’azione pericolosa ma l’attaccante non ha fatto i conti con “Radio di Jay” Riva che, spinto dalla grinta, dal cuore e forse anche da un pizzico di orgoglio personale, si lancia in un intervento provvidenziale, pulito, deciso, da applausi veri. Una chiusura che vale quanto un gol.

Passano pochi minuti e al 8° minuto è ancora la SantoS a rendersi protagonista. Il “Talismano” Antonino, in versione funambolo, salta l’uomo con una naturalezza che incanta. Il difensore, sicuramente non un esteta del bello, si innervosisce per il gesto atletico: non si interessa del pallone, non si interessa della dinamica, non si interessa di nulla. Lo atterra e basta. La sfera, per capirci, non era nemmeno nei suoi pensieri. Questa volta sul pallone per la punizione si presenta “Ringhio” Conti. La rincorsa è buona, l’idea anche, ma la conclusione è troppo centrale: un tiro che il portiere della S. Luigi Cormano blocca senza troppi patemi. La SantoS però c’è, è viva, e la ripresa sembra voler raccontare una storia diversa.

UNO-DUE DA KO

Quando si dice che piove sempre sul bagnato, a Cormano decidono di prenderlo come un invito formale. Lancio lungo dei padroni di casa per cercare la profondità, l’attaccante si libera in maniera decisamente fallosa della marcatura del difensore… ma il direttore di gara, forse abbagliato, forse tradito da una goccia di pioggia caduta nel momento sbagliato, non vede nulla. A quel punto, anche “Rocket Man” Wenzlich può fare poco: 2-0 per S.Luigi Cormano nel momento meno opportuno, proprio mentre la SantoS stava iniziando a prendere campo e coraggio.

Mister Andrea prova subito a cambiare l’inerzia della partita: richiama in panchina “Piedi di Luppolo” Moretti per inserire il “Soldatino” Bordiga, con l’idea di dare più ordine e gamba alla manovra. Ma la sorte, evidentemente, ha un piano diverso.

Passano pochi istanti dalla sostituzione e i padroni di casa trovano anche il 3-0, un gol che in molte partite significa spezzare definitivamente l’equilibrio e indirizzare il pomeriggio. Un colpo pesante, arrivato nel momento in cui la SantoS stava provando a rialzare la testa.

“PAZZA SANTOS, AMALA”

La SantoS, a volte, sembra davvero la pazza Inter degli anni ’90/2000: montagne russe di emozioni, strappi, cuore, caos organizzato e improvvise fiammate che riaprono partite già scritte. E infatti la risposta al triplo svantaggio arriva quasi immediata. Al 18° minuto si materializza quello che gli addetti ai lavori — con ignoranza e superficialità — chiamano banalmente “Fortuna”. Il “Gladiatorino” Zuccarello calcia, il portiere dei padroni di casa si ritrova costretto a intervenire e per la prima volta la SantoS dà la sensazione di poter far male.

Il “Cuoco” Andrea, dalla panchina, può finalmente gongolare: i cambi hanno portato energia, idee e soprattutto un cambio di inerzia.
E infatti basta un minuto per vedere il resto. È ancora il numero 10 giallorosso a prendersi la scena: un rimpallo fortunoso, la palla che resta lì, viva, invitante. Il Gladiatorino non si fa pregare: si coordina, calcia, e stavolta la conclusione è chirurgica. Il pallone accarezza la rete bianca, lento quanto basta per far esplodere la panchina. È 1-3 e la partita si riapre ufficialmente. La SantoS, nel bene e nel male, torna a fare ciò che le riesce meglio: rendere tutto maledettamente imprevedibile.

FINALE DA CARDIOPALMA

Seguono minuti di pura lotta, soprattutto in mezzo al campo, dove ogni pallone diventa una questione personale. La S. Luigi Cormano prova a fare quello che ogni squadra esperta fa quando è in vantaggio: perdere tempo, spezzare il ritmo, innervosire i giovani giallorossi. Il fiato, però, è un nemico dichiarato dei padroni di casa, e si vede. Le gambe iniziano a cedere, le distanze si allungano, la lucidità vacilla. Ed è proprio in questo momento che la SantoS prova a colpire.

Con gli avversari sulle gambe, il “Ghirlandaio” Gittardi — rimasto un po’ in ombra fino a quel momento — pesca sulla destra il “Soldatino” Bordiga con un pallone preciso. Il Soldatino non ci pensa due volte: tiro secco. La sfera viaggia verso la porta, ma la traiettoria entra in rotta di collisione con le mani del portiere. La presa, però, è tutto fuorché sicura: il pallone scivola, rimbalza, e si infila in rete come nelle migliori clip di Mai Dire Gol. 2-3! La partita si riapre nei minuti finali, e per un attimo l’illusione è splendida, enorme, quasi romantica.

Ma resterà un’illusione. S.Luigi Cormano tira fuori le sue armi migliori: esperienza e furbizia. Gestisce, rallenta, spezza, accompagna il cronometro verso la fine. E ci riesce, anche grazie a due cartellini gialli sventolati ai giallorossi. Il primo è sacrosanto: Andris “Muki” Caccavale trattiene vistosamente la maglia dell’avversario per evitare una ripartenza pericolosa. Il secondo, invece, è… diciamo creativo, per non dire altro. Al limite dell’area, “Ringhio” Conti colpisce di petto e prova a far partire il contropiede, ma il fischio del direttore di gara ferma tutto: fallo di mano. Incredulità generale, proteste contenute, e soprattutto altri secondi preziosi che scivolano via a favore dei padroni di casa. La partita, così, si spegne. E la SantoS, ancora una volta, esce dal campo con la sensazione di aver dato tutto… ma non abbastanza.

FINO ALLA FINE

La SantoS ci prova fino all’ultimo respiro, spingendo in avanti con tutto ciò che ha. S.Luigi Cormano, come da facile previsione, risponde con il suo repertorio più collaudato: fisico, falli tattici e lanci lunghi, cercando di sfruttare lo sbilanciamento offensivo dei giallorossi. È il copione classico delle squadre esperte quando c’è da difendere un vantaggio.

Si arriva così al fischio finale, quello che chiude la gara e, come una beffa perfetta, chiude anche lo scroscio di pioggia. Il cielo si apre proprio quando la partita si chiude: tempismo impeccabile, ma dalla parte sbagliata. È una giornata storta, una di quelle che ti restano addosso. Il 2-3 brucia l’anima, perché è la terza occasione sprecata in questo Primaverile. E la sensazione è sempre la stessa: il livello degli avversari non supera quello della SantoS, anzi. Ma alla fine, per un motivo o per l’altro, il risultato premia gli altri. Una storia già vista, ma che fa male ogni volta.

I NUMERI DELLA SANTOS

E, per stemperare il clima, chiudiamo giocando un po’ con le statistiche, quelle che nel calcio di provincia valgono quanto le superstizioni… se non di più. Perché, dati alla mano, quando manca “Captain SantoS” Piubelli la vittoria sembra scivolare via come una saponetta bagnata.
E per quanto riguarda il “Talismano” Antonino? Si è scaricato? È finita la magia? Sarà davvero così? I numeri dicono una cosa curiosa: se parte dalla panchina, la SantoS vince. Se parte titolare… un po’ meno. Coincidenze? Forse. Ma nel dubbio, qualcuno inizia a toccare ferro e scaldare la panchina..

Altre curiosità? Grazie all’assenza di “Sentenza” Lazzeretti e all’infortunio di “Talk Show” Riva, c’è un giocatore che si conferma una certezza assoluta: “Ringhio” Conti. È l’unico a non aver saltato nemmeno una partita: 20 su 20, sempre presente, sempre in campo, sempre a mordere le caviglie avversarie. E con 1298 minuti giocati, è ufficialmente il più “utilizzato” da Mister Andrea.

Capitolo assist: Il “Ghirlandaio” Gittardi si conferma l’artista della squadra. Primo nella speciale classifica con 5 assist, un terzo del totale giallorosso. Pennellate, visione, fantasia: quando c’è da rifinire, la mano è sempre la sua.

Ma ora è tempo di guardare avanti e all’orizzonte c’è una partita che non ha bisogno di presentazioni: il “Derby del Ponte”, la sfida contro Lambrate. Un incontro che accende gli animi, risveglia i giallorossi, porta la competitività a mille. Appuntamento a domenica, ore 17:00, sul campo della REal Crescenzago. Il Primaverile non è finito e la SantoS, nonostante tutto, è ancora viva.

Luke

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *