PRIMAVERILE 2026
DELIRIO IN BRIANZA: TRIONFO GIALLOROSSO
UN MONDO A PARTE
Un giovedì sera di quelli che sembrano voler trattenere la luce il più possibile, prima di cedere alla sera. Ceriano Laghetto accoglie la SantoS con il suo fascino brianzolo e con un campo che definire “insidioso” è quasi un complimento. Altro che sintetico: qui si gioca su erba vera, quella che profuma di calcio antico ma che, allo stesso tempo, decide lei come far rimbalzare il pallone. Zolle ribelli, chiazze spelacchiate, zone desertiche degne di uno spaghetti-western: un mix che non perdona né la tecnica né la velocità né la conduzione della palla. Eppure, tra un sobbalzo e un controllo complicato, qualche lampo di qualità si è visto, abbastanza da strappare applausi sinceri al pubblico.
A complicare il quadro, le linee del campo: sottili, sbiadite, quasi timide. L’area di rigore, poi, un vero enigma geometrico, un intreccio di tratti che metterebbe in difficoltà anche un ingegnere della NASA. Ma tant’è: si gioca, e si gioca per orgoglio.
La SantoS arriva a questa penultima giornata dopo l’1-1 nel “Derby del Ponte”, un pareggio che ha lasciato più rimpianti che sorrisi. Il passaggio del turno è ormai sfumato ma non l’onore di indossare la casacca giallorossa. C’è una terza piazza da conquistare, un obiettivo che vale più di quanto dica la classifica. E i ragazzi, questo, lo sanno bene: lo si legge nei loro sguardi, nei movimenti, in quel modo di entrare in campo che profuma di voglia, di riscatto, di appartenenza.
COMINCIA LA SFIDA
La sfida è di quelle che, guardando la classifica, sembrerebbero un manifesto della disperazione sportiva: ultima contro penultima, SantoS contro Ceriano. Eppure basta osservare i volti in campo per capire che non è affatto così. Le due squadre arrivano da mondi diversi, soprattutto per età, perché i giallorossi continuano a puntare sui giovani, su quei talenti che devono ancora sbocciare del tutto. A volte il fiore nasce, altre volte resta un bocciolo timido, ma la filosofia non cambia. E ora torniamo alla cronaca, che di materiale ne offre parecchio.
Già dal riscaldamento si capisce che il campo in erba non sarà un semplice palcoscenico ma un avversario aggiuntivo. Le zone di terra nuda, prive persino di un ciuffo d’erba, creano un mosaico irregolare che rende ogni conduzione un esercizio di equilibrismo. La palla rimbalza come vuole lei e chi prova a domarla deve fare i conti con traiettorie imprevedibili.
L’avvio di gara mette subito in mostra due filosofie opposte: il Ceriano, abituato a questo campo, sceglie la via del calcio romantico inglese degli anni ’80, quello della Premier League (quella che era la English Football League) più ruvida e senza fronzoli, dove il verbo dominante era uno solo: lancio lungo e fantasia, nella speranza che un rimbalzo tradisca la retroguardia giallorossa. E, a essere sinceri, qualche brivido lo provoca davvero, perché controllare quel pallone è un’impresa degna di un funambolo.
L’episodio che accende la partita arriva però da chi non ti aspetti. Un pallone spiove al limite dell’area, “Captain SantoS” Piubelli esce con decisione, blocca la sfera… e senza volerlo supera quella che dovrebbe essere la linea dell’area di rigore. Diciamo “dovrebbe” perché, viste le condizioni delle marcature del terreno, individuare il confine esatto richiederebbe un geometra e un teodolite. Il direttore di gara, comprensivo ma obbligato dal regolamento, fischia punizione. Decisione corretta, cartellino evitato per buon senso. La punizione è a due, ma l’attaccante del Ceriano decide di ignorare la teoria e affidarsi all’istinto: tiro diretto, botta secca, traversa piena. Un rumore che risuona nel silenzio improvviso del campo e che lascia la SantoS con gli occhi spalancati e un sospiro di sollievo che si sente fino alla panchina.
CAMBIO MODULO
Messo alle spalle il primo brivido — che ormai, per la SantoS, è quasi un rito propiziatorio — la partita si assesta su un equilibrio che più che tecnico sembra imposto dal campo. Ogni tentativo di far scorrere il pallone diventa un’impresa e così la gara si trasforma in un festival di palloni alti e lanci profondi che non fanno certo la gioia degli esteti. Lo spettacolo ne risente ma il pubblico resta lì, fedele e curioso, con quella pazienza tipica di chi sa che, anche nelle partite più bloccate, basta un dettaglio per cambiare tutto e trasformare la noia in un lampo di imprevedibilità. E infatti qualcosa succede.
Al 14°, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, “Radio di Jay” decide che è il momento di regalare un lampo di follia creativa: pallone che spiove in area, lui sceglie la via più improbabile e lo spazza via con un tacco volante, una giocata che definire “alla Prosperi” è quasi un atto dovuto, più per la scelta stilistica che per l’utilità reale. Un brivido, un sorriso, un’illusione di spettacolo che si accende e si spegne in un battito di ciglia. La gara torna a impantanarsi nella sua stasi, e Mister Andrea capisce che è il momento di intervenire. Time-out. Una pausa che profuma di riflessione e di coraggio perché la decisione è di quelle che cambiano la fisionomia della squadra: via il 4-5-1, dentro il 4-4-2. Il “Cigno di Lambrate” Prosperi avanza al fianco di “Sentenza” Lazzeretti, una coppia d’attacco che promette fisicità, presenza e qualche duello rusticano con la difesa avversaria. L’obiettivo è chiaro: dare peso alla fase offensiva e provare a scardinare una partita che, fino a quel momento, sembrava scritta nella pietra.
LA VISIONE DEL PROFETA
La seconda metà del primo tempo, finalmente, decide di scrollarsi di dosso la noia e regalare qualche emozione. Il primo sussulto arriva al 20° quando un disimpegno apparentemente sbagliato spalanca al Ceriano una chance enorme per sbloccare la gara. “Apparentemente”, sì, perché parlare di errore quando c’è di mezzo il “Profeta” è sempre rischioso: lui vede oltre la giocata, oltre il momento, oltre il campo stesso. È un interprete del calcio che vive su un piano superiore e, ogni tanto, il mondo attorno non è pronto a seguirlo. Visione non colta? Forse. Fatto sta che l’attaccante del Ceriano si ritrova in area e calcia verso la porta. Il tiro, per fortuna, è centrale, e “Captain SantoS” risponde con una deviazione decisa, alzando la traiettoria quel tanto che basta per far volare il pallone sopra la traversa. Un brivido, l’ennesimo, che attraversa la schiena dei giallorossi e si dissolve in un sospiro di sollievo.
La replica della SantoS non si fa attendere. Al 23° il protagonista è il “Talismano” Antonino, schierato titolare in barba a ogni scaramanzia. Il funambolo giallorosso danza tra le zolle come se il campo fosse un parquet lucido, si libera con eleganza e serve un pallone delizioso a “Trilli” Casiraghi. L’esterno sinistro, ancora una volta costretto a sacrificarsi in fase difensiva, decide di ricordare a tutti che il talento non va mai in pausa: tocco morbido, traiettoria velenosa, pallone che sfiora il palo e si spegne sul fondo senza deviazioni. Un’occasione che profuma di rimpianto ma anche di promessa: la SantoS c’è, e quando i suoi uomini di classe trovano il modo di emergere dal caos del campo, la partita cambia volto.
IL VOLO DEL CIGNO GIALLOROSSO
La vera svolta arriva appena un minuto dopo, al 24°, quando il “Cigno di Lambrate” si guadagna una punizione dalla trequarti. L’occasione è di quelle che fanno brillare gli occhi alla panchina: tutti immaginano un tiro teso, magari un rimbalzo velenoso davanti al portiere, qualcosa che possa creare scompiglio. Ma Nico Prosperi, come spesso accade, decide di riscrivere il copione. Da bomber vero, appoggia il pallone a terra con la calma solenne di chi sta per compiere un rito antico; osserva il campo come un augure che legge i segni, sceglie la zolla preferita come fosse il suo altare e fissa la porta con l’intensità di un guerriero che ha già visto il futuro del proprio colpo.L’attimo tra la rincorsa e l’impatto è un lampo, un frammento sospeso in cui il tempo sembra trattenere il respiro; poi il colpo arriva, e il tiro che ne nasce è una saetta forgiata dagli dèi, un dardo scagliato dall’Olimpo che attraversa l’aria con furia divina e non concede alcuna possibilità all’estremo difensore. Il pallone non si limita ad accarezzare la rete: la colpisce con la furia di un gancio destro di Mike Tyson, ma va detto che l’estremo difensore del Ceriano non era certo in serata da saracinesca; anzi, davanti a quella saetta sembrava più un mortale qualunque di fronte all’ira degli dèi. La SantoS esplode, e il vantaggio è servito.
Nicoooo Prooosp ha appena impresso la sua firma sulla partita, un marchio indelebile, il sigillo dell’eroe: una di quelle giocate che non restano semplicemente nella memoria, ma si tramandano come un verso antico, un ritornello scolpito nel marmo del mito calcistico.
E, incredibilmente, il karma sembra voler sorridere ai giallorossi perché pochi minuti dopo, al 29°, in chiusura di primo tempo, è il “Gladiatore” Zuccarello a guadagnarsi un’altra punizione, un’altra occasione per il “Cigno di Lambrate“. La panchina trattiene il fiato, l’urlo è già pronto ma stavolta la conclusione si infrange contro la barriera, soffocando sul nascere l’esultanza che stava per esplodere. Un peccato, certo ma la sensazione è chiara: la SantoS ha preso in mano la partita, e il primo tempo si chiude con una certezza nuova, quasi luminosa.
TEMPO DI SOSTITUZIONI
Il secondo tempo riprende seguendo il copione della prima frazione, con un equilibrio che sembra scritto direttamente dal manto di gioco, più che dalle due squadre. Le occasioni latitano fino al 4° minuto quando la punta del Ceriano decide di provarci: la conclusione si impenna e prende una traiettoria talmente ardita da sembrare materiale di studio per l’ingegnere spaziale Wenzlich, — più per territorialità che per talento — chiamato ancora una volta a interpretare parabole che sfidano la logica. La sfera sorvola la traversa e, per un attimo, l’unico vero brivido è per chi ha parcheggiato l’auto dietro il campo.
La SantoS risponde subito, e lo fa con “Radio di Jay” che, in barba a chi lo definisce “piedi di piombo”, disegna un lancio preciso a cercare “Piedi di Luppolo” Moretti. Il numero 9 giallorosso accarezza il pallone come fosse un boccale di cristallo, lo doma con eleganza e calcia ma la conclusione è troppo morbida per impensierire un portiere che, fin lì, non aveva certo dato l’impressione di essere un baluardo insormontabile. Da qui la partita scorre, fedele al suo copione fatto di rimbalzi imprevedibili e duelli rustici, finché al 12° arriva il primo cambio: “Sentenza” Lazzeretti, combattivo come sempre, lascia spazio al “Bebote” Samele, chiamato a dare rapidità e profondità al reparto offensivo. Due minuti più tardi è il momento del rientro del “Rosso” Guerra, finalmente tornato a calcare il campo dopo l’ennesima battaglia con gli infortuni, pronto a dare ordine e copertura. Purtroppo, e lo diciamo con sincera tristezza, a fargli posto è proprio “Piedi di Luppolo” Moretti, e con lui si accomoda in panchina anche una buona fetta di spettacolo, quel talento sopraffino che illumina il calcio di provincia come un lampione in una notte nebbiosa.
Tra un cambio e l’altro, il pubblico ha però il privilegio di ammirare l’arte del “Ghirlandaio” Gittardi che, ispirato da Calliope in persona, si lancia in uno slalom tra avversari, zolle e tentativi di atterramento. Un lampo di bellezza pura, un gesto che non porta al gol ma spalanca gli occhi dei tifosi, ricordando a tutti che anche nelle partite più sporche può emergere un frammento di poesia.
SANTOS DI PURO CUORE
Il finale di partita si accende con il Ceriano che insiste sulla sua arma preferita: il lancio lungo, sperando in qualche crepa difensiva che però si manifesta di rado. La linea giallorossa regge con solidità grazie al “Professor” Catapano, impegnato a impartire lezioni di chiusura a ogni attaccante che gli capita a tiro, e al “Profeta” Baldax, visionario nella gestione del pallone e torreggiante in ogni duello. La sua rapidità appartiene a un altro pianeta, forse lontano, ma la sua lettura del gioco resta impeccabile, anche se a volte indugia un attimo di troppo prima di liberarsi del pallone, come se volesse concedere al mondo un secondo in più per contemplare la sua idea. Sugli esterni, “Trilli” Casiraghi continua a brillare con tocco sopraffino, mentre “Radio di Jay” soffre la velocità dell’avversario di fascia ma non arretra di un centimetro: per il resto, sembra davvero una delle mura del Castello Sforzesco.
Il centrocampo merita applausi: il “Gladiatore” Zuccarello combatte come non mai, tanto da uscire con una bozza sullo zigomo, simbolo di una battaglia giocata senza risparmiarsi; il “Ghirlandaio” Gittardi prova a dipingere calcio ma il terreno lo tradisce; il “Talismano” Antonino è un lampo di luce in mezzo alle zolle, un abbaglio per gli dèi del pallone, sempre pronto a buttare il cuore oltre l’ostacolo. Davanti è lotta pura, fatta di sportellate e sacrificio, ma il “Cigno di Lambrate” resta granitico, grintoso, un guerriero che non arretra mai.
Al 26° la SantoS si prende la scena con un lancio perfetto verso il “Bebote” Samele, che punta la porta con decisione. Il difensore recupera, ma Samele non molla, pressa, crede nella giocata e recupera il pallone, servendo Antonino al limite. Il “Talismano“si accentra, crea lo spazio con la naturalezza di una divinità che modella il gioco a proprio piacimento, ma non trova il tiro: l’azione si dissolve, lasciando nell’aria la sensazione di un privilegio mancato, perché assistere a una sua conclusione sarebbe stato un onore raro per chi era lì a guardare.
È il preludio al brivido successivo, perché un minuto dopo il pubblico si esalta per un uno‑due tutto giallorosso: il “Cigno di Lambrate” dialoga in rapidità con il “Bebote” e si ritrova a tu per tu con il portiere del Ceriano. La difesa è immobile, incantata dal movimento dell’acrobata giallorosso, lanciato in area in posizione laterale. L’estremo difensore accenna l’uscita e Prosperi prova la giocata d’autore, accarezzando la sfera con l’esterno destro: il pallone galleggia nello spazio‑tempo per un istante che sembra eterno, poi sfiora il palo e si spegne sul fondo. Solo un brivido, ma di quelli che restano appesi nell’aria.
I MINUTI FINALI
Gli ultimi minuti diventano un vortice di emozioni contrastanti, fatti di azioni confuse e schemi che sembrano dissolversi nel vento. Il Ceriano, però, ha la chance più pericolosa: l’attaccante sfodera un destro potentissimo che si schianta contro la traversa con un boato, e il legno — giurano i presenti — sta tremando ancora adesso. “Captain SantoS” può solo osservare la traiettoria impazzita del pallone, che dopo l’impatto torna al limite dell’area, ancora preda dei padroni di casa.
Su quel rimbalzo si avventa un giocatore del Ceriano che, però, mette in scena qualcosa che fa male al calcio: la conclusione è talmente alta da diventare un fenomeno astronomico, un tiro iperstellare che si proietta verso la stratosfera, tanto da essere captato dai sonar del “Fantascientifico” Wenzlich. È l’ultimo sussulto dei padroni di casa, costretti ad accettare un risultato che, alla fine, appare corretto e meritato per una SantoS solida, compatta e capace di soffrire con intelligenza.
IL RE DEL FUTBOL
Il finale è tutto giallorosso, acceso da un lampo che illumina a giorno il campo di Ceriano Laghetto. Il protagonista è il giocatore che non t’aspetti, entrato da poco ma deciso a prendersi la scena: “The King”, Davide Re. Il sovrano del finale decide di allietare il pubblico brianzolo con un dribbling estasiante, talmente elegante da strappare un fallo chiarissimo. Ma lui non cade, non cerca il fischio: prosegue, si allarga e serve un assist al bacio al “Bebote”.
La sfera del Re supera la linea difensiva, e Samele sfrutta l’uscita disperata del portiere con un tocco sotto morbido, perfetto, quasi sospeso. Il pallone si alza, danza nell’aria e poi accarezza la rete. È il gol del 2 a… no. Fischio. Fuorigioco.
Il direttore di gara prende una decisione che va contro lo spettacolo, contro la logica, contro il calcio stesso: annulla la creazione artistica di The King, un affronto agli dèi del pallone che avrebbero volentieri applaudito. E così, con un velo di tristezza per ciò che poteva essere, si chiude la disputa: la vittoria arride comunque alla compagine giallorossa, padrona del campo e del destino.
E a questo punto, come direbbe il buon Gineprio della Gialappa’s, non resta che alzare le mani e sorridere: “Che serata, ragazzi. Noi siamo a posto così”.
SGUARDO AL 3° POSTO
Tre punti d’oro per la SantoS, e non è un modo di dire. Hanno un peso enorme: significano l’addio all’ultimo posto e la possibilità — ripetendo il successo anche questo sabato — di spingersi fino alla terza posizione del girone. Porta a qualcosa? No, ma l’orgoglio lo richiede, lo vuole, lo pretende. Perché certe scalate non servono alla classifica: servono all’anima.
Intanto la luna accarezza l’erba di Ceriano Laghetto, quasi benedicendo il successo giallorosso. La SantoS, ebbra di gioia, dopo una doccia lampo si proietta verso il fast food di zona per festeggiare i tre punti come si deve: con fame, risate e quella leggerezza che solo una vittoria sudata sa regalare. Il prossimo appuntamento è a Origgio, tra un paio di giorni. Non si scriverà la storia del Primaverile, forse, ma è una questione di orgoglio giallorosso, un ultimo atto da vivere con la testa alta e lo sguardo già rivolto alla prossima annata che — spoiler — sarà l’inizio di un progetto molto interessante.
Stay tuned.